Internet Addiction!

L’avvento di internet e delle nuove tecnologie ha sicuramente portato, nei giovani e non solo, tantissime novità positive ma anche negative, come ad esempio il fenomeno dell’ “internet addiction” ovvero della dipendenza da internet.

Sempre più adolescenti infatti tendono a trascorrere intere giornate e nottate su giochi di ruolo o su internet astraendosi del tutto da quella che è la vita reale, diventando così dipendenti da una realtà virtuale.

Per rispondere ad alcune domande vi invito ad ascoltare l’intervista fatto al professore Federico Tonioni, esperto del Policlinico Gemelli di Roma :

In cosa consiste la dipendenza da internet ed in che modo si manifesta?

Come descritto dal professor Federico Tonioni esistono 5 categorie di dipendenze da internet legate a :

  • social network – questa dipendenza è legata all’uso somodato di collegamenti sociali come ad esempio facebook o twitter.
  • pornografia
  • information overflow – ovvero l’assidua ricerca di materiale su internet senza però avere uno scopo preciso.
  • gioco d’azzardo
  • giochi di ruolo (MMORPG)

Si parla di dipendenza nel momento in cui una persona oltre a passare un enorme quantità di tempo su internet (dalle 16 alle 18 ore al giorno) tende a ritirarsi lentamente dalla società.                                                                                                        Ragazzi che pur di giocare a questi videogiochi saltano la scuola, il lavoro, le amicizie costruendosi un mondo parallelo dove possono crearsi una nuova identità,  cambiando aspetto, nome, professione, stile di vita,diventando in tutto e per tutto un’altra persona.

Qual’è il rischio legato a queste dipendenze?

Il vero rischio soprattuto dal punto di vista degli adolescenti è quello di ricorrere sempre e solo allo schermo del pc, quindi a un filtro, per comunicare più facilmente con amici o conoscenti diventando così ” un po meno umani” e disimparando quindi ad avere una relazione sociale con qualcun’altro senza l’utilizzo di internet.

In che modo viene curata questa dipendenza?

Bisognerà inizialmente avere un dialogo con uno psicologo che permetta di far venire a galla il problema nascosto sotto la dipendenza e successivamente recuperare l’emotività persa ed imparare ad approcciarsi correttamente a livello sociale.

Sicuramente bisogna trovare il giusto equilibrio tra la vita reale e la vita digitale ,cercando di limitare l’utilizzo di internet a vantaggio di un attività più pratica e che magari ci permetta anche di interagire con la società e di farci sentire parte di essa.

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XBox 360 E NATAL: LA RIVOLUZIONE DEI VIDEOGIOCHI?

La notizia che da un po di tempo aleggiava nell’aria ma che sembrava solo essere una bufala inizia ora invece a prendere forma..anzi sta quasi per diventare realtà rivoluzionando così quello che è il campo delle console e dei videogiochi!

Proprio in questi giorni la casa produttice Microsoft ha annunciato l’imminente arrivo ,per il 26 ottobre di quest’anno, del nuovo dispositivo di gioco per X-Box 360  chiamato “NATAL” .                                                                                                    Il dispositivo, basato sul motion capture , sarà in grado di far diventare il giocatore stesso un controller vivente in base alle sue azioni, movimenti e voce.

Qui potete trovare un video esplicativo delle varie funzioni di questo dispositivo:

 

Ma come fa NATAL a leggere i miei movimenti?

Il cuore di Natal è un microprocessore che gestisce una una webcam 3D (visione stereoscopica) ed un microfono multidirezionale grazie ai quali quasi ogni movimento del nostro corpo e ogni suono saranno registrati e riprodotti!                     Maggiori dettagli purtroppo verranno svelati domani mercoledì 13 giugno nel corso di E3..

Quanto verrà a costare un gioiellino simile?

Nonostante le apparenze e le prime voci che avevano annunciato prezzi esorbitanti, casa Microsoft ha  rassicurato la sua clientela affermando che il costo del dispositivo non supererà i 100 euro anche se esso andrà comunque collegato alla console X-Box 360.

Di sicuro se casa Microsoft porterà a termine la sua impresa, riuscirà ad apportare una totale rivoluzione, diventando oltretutto leader incontrastato del settore.           Questo dispositivo oltre al campo video ludico potrebbe anche avere altri sbocchi ad esempio nel settore dell’home Entertainment o dell’automazione domestica.       Per saperlo basterà quindi aspettare il 26 ottobre!

Download: legale o meno? Scaricando si rischia una scarica di sanzioni?

In tutta Europa il download di materiale protetto è illegale. Questo è stato sancito da numerose leggi, sia europee che italiane. Queste ultime sono tutte raccolte nella legge n. 633 del 22 aprile 1941.
Come ho appreso su euro2001.com, questo il link.

“Articolo 1 :

Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.

Articolo 13:

Il diritto esclusivo di riproduzione ha per oggetto la moltiplicazione in copie dell’opera con qualsiasi mezzo, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, la incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione”.

Articolo 17:

Il diritto esclusivo di distribuzione ha per oggetto il diritto di mettere in commercio, di porre in circolazione o comunque a disposizione del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, l’opera o gli esemplari di essa“. ”

Si potrebbe pensare: “Bene, allora scarico da un sito canadese e sono a posto!”.
Nulla di più errato, commettere un’infrazione sulla rete significa commetterla dove si trova il terminale da cui si accede. Quindi, nonostante in Canada il download (ma non l’upload) sia legale (fonte) la legge applicata è quella Italiana, se vi trovate in Italia, francese, se vi trovate in Francia, e così via.

Si trovano siti che permettono di scaricare musica o altro gratuitamente, non durano molto. Per il nostro paese, se il server di questi siti si trova in Italia viene solitamente sequestrato altrimenti, com’è successo con il noto “ThePirateBay” l’accesso all’ip viene interdetto.
A scopo informativo, invito i lettori a visitare PirateBayItalia per apprendere alcuni modi con i quali aggirare le interdizioni IP.

Nel caso di motori di ricerca per file .torrent come Btjunkie e ThePirateBay le procedure di interdizione hanno rasentato l’illegalità, infatti in questo caso il termine “download illegale” è scorretto, poiché questo tipo di file contiene solo informazioni passive che permettono al client di download ( BitTorrent o uTorrent) di rintracciare i file che poi effettivamente vengono scaricati.
Nei casi come Megaupload, dove i server ospitavano fisicamente i file protetti da diritto d’autore, le procedure di “neutralizzazione” sono state invece dovute alla Legge.

Possedere file protetti dal diritto d’autore cui non si è entrato in possesso regolarmente è comunque illegale. 

Scaricare però non lo è sempre .
Il diritto d’autore protegge le opere intellettuali fino a 50 anni dopo la morte dell’autore, scaduti i quali non ci sono più impedimenti di carattere giuridico. Questo spiega ad esempio perché i discendenti di Dante non sono proprietari della Divina Commedia. Generalmente tutto quello che si produce personalmente ci appartiene, se possiamo provare che l’abbiamo ideato prima noi.
Alcune opere vengono rilasciate con particolari license che permettono la loro diffusione sotto determinate condizioni. Una di queste license è la Creative Commons (CC), che fa da egida ad esempio al nostro blog. Per vedere le licenze che proteggono una pagina web è sufficiente scorrere fino in fondo alla pagina e leggere quello che c’è scritto o cercare particolari loghi.

Esempio logo CC, preso dal fondo del nostro sito. Rilasciata con licenza CC, ovviamente.

Le license Creative Commons sono evidenziate da particolari loghi, come quello mostrato in figura.
Su Wikipedia, alla pagina Creative Commons sono elencate e spiegate le diverse tipologie di licenze CC.

Itunes permette di scaricare brani, sotto un piccolo versamento in denaro per brano scaricato. Questo sistema è legale.

Quindi se state scaricando, controllate in fondo al sito che tipo di licenza lo protegge e nel caso ci sia scritto qualcosa del tipo “All Right Reserved” smettete, ma solo se siete bravi cittadini.

Wikipedia: dalle sue radici, fino ai nuovi germogli

Wikipedia, l’enciclopedia più “sfogliata” al mondo. Chiunque abbia un computer ed una connessione disponibile, avrà sicuramente visitato questo sito moltissime volte.
Ma vi siete mai chiesti perchè Wikipedia esiste? Com’è nata?

Se non conosci il tuo strumento, non puoi usarlo bene
Questa è una regola d’oro che non vale solo per il digitale, si può applicare in generale ogni giorno.

Una mattina del gennaio 2001, il signor Jimmy Wales, insieme al suo collaboratore Larry Sanger, decide di fondare Wikipedia, una enciclopedia on-line che aveva l’ambizione di prendere vita grazie al contributo degli utenti della rete. L’idea, per quanto folle possa sembrare, non è stata poi così rivoluzionaria! Allo stesso modo erano nati giganti dell’open-source come Linux. Sì, perchè wikipedia, alla fine dei conti, è una enciclopedia open-source. Chiunque può fare una modifica qualsiasi, anche insignificante, ma pur sempre utile alla comunità.

Jimmy Wales & Larry Sanger, i fondatori di Wikipedia
[immagini prese da Commons(Wikimedia)]

Il successo di wikipedia non è dovuto solamente alla semplicità dei passaggi tramite i quali è possibile lasciare il proprio contributo (non è nemmeno necessaria una registrazione, basta premere [modifica], scrivere e salvare), infatti, senza la collaborazione delle persone “comuni” tutto questo non esisterebbe. Oggi, wikipedia in italiano conta qualcosa come 928 346 voci, e queste sono in continuo aumento ogni giorno! Abbiamo quindi la prova che, almeno sulla rete, esistono delle dinamiche tali da suscitare in molte persone una straordinaria voglia di aiutare e donare al resto del mondo il proprio tempo ed il proprio sapere.

A seguito di questi fatti, probabilmente inaspettati, Jimmy Wales ha deciso di dare vita alla Fondazione Wikimedia, questa fondazione nasce per sostenere la filosofia di wikipedia ed estenderla ad altri aspetti del digitale. E’ interessante l’estrema apertura di questo progetto, in ogni momento è possibile visitare il sito di Wikimedia e leggere quali sono stati i successi raggiunti (con un report annuale) e conoscere gli obiettivi futuri.
Wikimedia ingloba al suo interno, inoltre, diversi altri progetti molto simili a wikipedia, anche se ad oggi hanno una diffusione minore, eccone alcuni:

  • Wikiquote, una raccolta di citazioni ed aforismi
  • Commons, ricca collezione di contenuti multimediali (prevalentemente immagini) rilasciate su licenza Creative Commons e prevalentemente utilizzate nelle pagine di wikipedia
  • Wkibooks, libri di testo e scolastici che chiunque può leggere e modificare
  • Wikisource, biblioteca che raccoglie moltissimi libri in formato digitale (quelli non più protetti dal copyright)
  • Wikiversità, una serie di lezioni scolastiche in formato digitale per scuole di ogni ordine e grado
  • Wikizionario, un vero e proprio dizionario

Siccome la filosofia “wikipediana” è volta al rendere tutto disponibile a chiunque, quasi contestualmente all’apertura di wikipedia è stato reso disponibile il codice sorgente di MediaWiki. Questo software si può scaricare gratuitamente e installare sul proprio sito per aprire una piccola “wikipedia” personale. Facendo una piccola ricerca su google, si può notare che ormai diversi siti (più o meno famosi) hanno sostituito le “statiche” FAQ, con una piccola wiki; infatti, questo permette di avere una guida fatta dagli utenti (quindi senza grosso dispendio di risorse da parte dei gestori del sito), più completa e sempre aggiornata.

E’ una utopia pensare di applicare questa filosofia al mondo “analogico”? Sicuramente, un mondo dove tutti fanno qualcosa per gli altri senza nessun tornaconto è molto lontano dall’attuale realtà; in ogni caso nulla ci vieta di sperare che, poco alla volta, si possa seguire il buon esempio di wikipedia e portare qualche miglioramento alla società.

E tu cosa ne pensi? Posta la tua opinione nei commenti!

Chi crea i virus?

Sicuramente girano molte “leggende metropolitane” riguardo a chi possa essere veramente il creatore di questi fastidiosi programmi!                                                 E molto probabilmente è quasi del tutto impossibile capire chi possa essere, al giorno d’oggi però ci sono due correnti di pensiero:

  • Alcune persone ritengono che a produrre i virus non siano altro che persone annoiate a cui piace prendersi gioco di altri utenti della rete più ignoranti di loro, i cosi detti Lamer.                                                                                       Il loro unico scopo sarebbe quindi quello di dimostrare la loro superiorità intellettuale!
  • Un secondo gruppo di persone è invece convinto del fatto che i virus non siano opere casuali create da eccentrici geni dell’informatica, ma tutt’altro siano un business su cui alcune persone hanno creato un vero e proprio impero!                                                                                                               Secondo questa ipotesi infatti sarebbero proprio le stesse case produttrici di antivirus a creare i virus ed a metterli in rete in modo tale da spingere la gente a comprare sempre nuovi antivirus!                                                                            Se questa ipotesi fosse vera sarebbe come pagare costantemente una sorta di “pizzo” virtuale senza il quale non si potrebbe essere sicuri di poter navigare tranquillamente su internet!

Queste sono solo alcune delle voci che circolano in giro, ma proviamo a riflettere meglio su quanto detto…

Ma cos’è un virus e come si crea?

Inizierei dicendo che purtroppo c’è sempre di più la tendenza a parlare di virus quando in realtà  si parla più di software maligno o malware in generale.

I virus (semplificando) sono programmi per computer che hanno lo scopo di danneggiare o compremettere il loro abituale comportamento.
Possono essere crati da programmi che li producono come ad esempio degli scipt (script kiddie è il termine per definire persone, generalmente con poche nozioni e confuse, che usano programmi fatti da altri per generare pseudo-virus) o da programmatori devoti a questa pratica.

I veri virus, quelli per intenderci fino al 1990 erano programmi davvero ingegnosi che per essere scritti necessitavano di una approfondita cultura sulle architetture delle CPU, tant’è che il significato del termine hacking più condiviso è:
l’atto di studiare il funzionamento di qualcosa (non necessariamente un computer) per ottenere il meglio da quello strumento e di fargli fare cose che non erano previste facesse.

Ma è così facile creare un virus?

No! Creare un virus che possa provocare seri danni e che permetta al suo creatore di rimanere nel perfetto anonimato è molto difficile! Ecco perché risulta strano il fatto di pensare che alcune persone impegnino ingenti quantità del proprio tempo per realizzare costantemente nuovi virus senza un tornaconto personale.

Ovviamente è possibile creare dei piccoli virus in pochi secondi, i quali però sono molto difficili da utilizzare poiché facilmente riconoscibili da un qualsiasi utente.       Ad esempio è possibile creare un virus in .batch come descritto da questa guida     –>http://www.morpheus-website.it/virbatch.htm

In definitiva non è così facile capire chi sia il vero artefice di questi affascinanti quanto pericolosi programmi, di sicuro però qualcuno lo fa e tutto ciò che noi possiamo fare per ora è continuare a comperare nuovi anivirus… o forse no?

Di la tua opinione commentando 😉


Come Pinocchio, anche Internet mente.

In passato quando qualcuno aveva un dubbio si rivolgeva  ai propri tutori per ricevere delucidazioni e magari, come accadeva a me, questi lo invitavano a cercare sull’enciclopedia o il dizionario. Ora Internet è diventato il principale archivio di informazioni, e i motori di ricerca sono la prima spiaggia per i cercatori di informazioni.

Personalmente ho sempre sentito parlare bene di Internet, i professori del corso “Rivoluzione Digitale” del Politecnico di Torino ad esempio hanno solo lodi per questa grande invenzione. Esiste però un altro lato della medaglia.
Cercando sulla rete cose a caso mi sono imbattuto in questo (prima in questo, ma mi pareva troppo stringato e poco credibile) articolo su La Stampa.it.
Secondo quanto scritto da La Stampa, nell’ultimo periodo c’è stato un aumento del fenomeno dello spam, con diffusione di false notizie. A quel link si trovano le supposizioni su cosa spinge una persona ad inviare “mail truffa” (dette “Pinocchio”) e suggerisce un modo per difendersi da queste: ovvero attivare un filtro anti-spam, solitamente incorporato nei gestori di posta elettronica. Personalmente non apro mai la cartella “Posta Indesiderata” e non mi è mai capitato di incappare in tranelli informatici (almeno via mail =D).

Letto quell’articolo mi è quindi venuto in mente di cercare opinioni negative riguardo Internet, e in particolar modo sulle informazioni che vi si possono trovare. Mi sono imbattuto in quest’altro articolo su ceifan.org. Ceifan è un sito che tratta peculiarmente la diffusione di informazioni false, e affini, come scritto sulla Home.
In quel post l’autore suggerisce 10 possibili motivi per i quali Internet è inaffidabile, e sono i seguenti:

” 1) Chiunque può pubblicare qualsiasi cosa su internet per qualsiasi scopo e renderlo credibile agli occhi di chi legge.

2) Non esiste alcun controllo su quello che viene pubblicato sulla rete e le falsità non sono rimosse anche se vengono scoperte.

3) Il web è pieno di bufale e di gente che diffonde informazioni false e che lotta strenuamente per diffonderle anche se vengono continuamente sbugiardate.

4) Internet è il luogo ideale dove molte persone cercano di attirare altra gente allo scopo di guadagnare soldi e sopratutto notorietà.

5) La rete è anche il luogo dove tantissime persone diffondono falsità pur di illudere se stessi nel sentirsi utili o speciali.

6) Il web è anche il luogo dove la gente dà sfogo ai propri pregiudizi ed alle proprie paranoie.

7) Sono rari i siti internet che combattono la diffusione delle falsità ed il rapporto tra la diffusione di uno sbugiardamento e di una bufala è di uno a cento.

8) Informazioni fantasiose e sensazionalistiche attirano molto più facilmente le persone rispetto a quelle serie e l’offerta della rete si basa su questo.

9) La quasi totalità della gente non va a controllare le informazioni che legge e tende a ripubblicare le informazioni che la colpisce ovviamente senza alcun controllo.

10) La maggioranza delle persone non ha le capacità per riconoscere le bufale perché è profondamente ignorante in materie scientifiche e storiche.”

Personalmente noto una certa matrice cinico-stoica in questi motivi, quella che segue è chiaramente l’opinione dell’autore del post e sembra essere interessante. Consiglio la lettura. Quello che mi ha divertito di più è stata la parte conclusiva della prima pagina:

“Fanzine, forum e blog non dovrebbero essere utilizzati come fonti per informazioni riguardanti una persona vivente. Materiale scritto o pubblicato dal soggetto stesso dovrebbe essere utilizzato solo se:

– non è contenzioso;
– non coinvolge dichiarazioni di terze parti;
– non coinvolge dichiarazioni su eventi non direttamente correlati al soggetto in questione;
– non c’è un ragionevole dubbio su chi lo abbia scritto;
– l’informazione non è basata principalmente su tali fonti.”

Sono suggerimenti utili per chi volesse iniziare a scrivere post su personaggi realmente esistenti, Wikipedia ad esempio segue più o meno quelle direttive per giudicare l’approvazione o meno di determinati contenuti.

Sempre cercando su Internet informazioni, ho scoperto quest’altra cosuccia su agichina24.it. In Cina è rigorosamente vietato dalla legge l’inventarsi informazioni, ma che gli orientali erano rigidi riguardo la gestione delle informazioni, e quindi Internet, lo si sapeva già.

Per contro, esistono siti web come ad esempio magnaromagna o fuorissimo che invece incoraggiano le false notizie, intese come scherzi ai danni di amici. A questo link ( su magnaromagna) infatti è possibile accedere a un tool online che consente la creazione di Fake News. Mentre a quest’altro ( su fuorissimo) c’è l’analogo via mail. Provare per credere.
Basta “pasticciare” con Google ( Notizie false su internet, ad esempio) per trovare siti come questi, o informazioni che ne denunciano l’operato.
Banalmente, non credo che il problema delle false informazioni sia un reale problema. Sarebbe sufficiente cercare su Google diverse fonti che affermano una stessa cosa per vedere se effettivamente è attendibile o meno. Ovviamente dipende anche la natura di queste fonti, La Stampa è difficile che menta.
Un po’ meno banalmente il problema è effettivamente reale ( =P), le persone difficilmente hanno “voglia” di mettersi a cercare, basta aprire un social network ( tipo Facebook) per trovare ignari diffusori di false notizie o magari di truffe.
Quando ero piccolo, se mia madre non mi diceva il significato della parola richiesto solitamente facevo spallucce e evitavo chiaramente di aprire il dizionario. Per fortuna poi sono diventato un pochino più saggio.

Dateci la vostra opinione, magari sui 10 punti sopra citati.

See ya

 

Google lancia “Buono a Sapersi” per un utilizzo consapevole della rete

Phishing, cookie, malware, spam… Nella giungla della rete dei fenomeni come questi dovrebbero essere conosciuti, se non a fondo, perlomeno a titolo nozionistico. Proprio per questo motivo Google ha lanciato, in collaborazione con la Polizia di Stato, il portale Buono a Sapersi con l’intento di fornire ai cybernauti alle prime armi quelli che sono i concetti indispensabili per un utilizzo consapevole e maturo del web.

La campagna «Buono a sapersi» di Google ha l’obiettivo di aiutare le persone a stare sicure su Internet e a gestire le informazioni che condividono online. Realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato, la campagna fornisce suggerimenti e consigli sulla sicurezza online, offre un aiuto nella comprensione dei dati che gli utenti condividono e sugli strumenti che possono usare per gestire i propri dati.

Oltre all’oppurtunità di consultare un efficace glossario con tutti i termini tecnici maggiormente incontrati navigando online, correlato dai video con le spiegazioni dei ricercatori Google, il sito offre un buon numero di consigli utili su come, ad esempio, scegliere password sicureevitare il malware o gestire i cookie.

Largo spazio è stato dato doverosamente alla gestione dei dati personali sul web. Secondo una recente indagine commissionata da Google a Duepuntozero Doxa l’utente medio è preoccupato dalla fine che potrebbero fare i propri dati una volta caricati in rete.

Del resto gli utenti che usufruiscono di un generico servizio in rete considerano la trasparenza fondamentale e, in questo senso, Mountain View si è mossa nel modo corretto, mettendo in luce i vantaggi che sia i siti web che gli internauti traggono dalle informazioni personali, sottolineando d’altra parte l’impegno a non compromettere la privacy ed a controllare la destinazione di questi dati.

Pur essendo evidente l’intento promozionale di Big G questa rimane una lodevole iniziativa che spinge a riflettere sul rapporto tra Internet e popolazione in Italia, che solo di recente si sta inserendo fra i paesi Internet Friendly. Se il nostro futuro sarà sempre più determinato dalla rivoluzione digitale, perché non insegnare già nelle scuole a diventare cittadini digitali?

Storia della valutazione on-line. Stelline, feedback di ebay e social-sharing

Chiunque di noi abbia mai visitato ebay, il sito di compravendita online più conosciuto al mondo, sicuramente si sarà in battuto nei famosi feedback. Questo metodo di valutazione, però, non è nato con ebay; nè tantomeno con l’avvento di internet.

Il significato della parola “feedback” deriva infatti dalla fisica. Traducibile in italiano come “retroazione“, con questa parola si intende la capacità di alcuni sistemi (fisici, elettrici, elettronici) di modificare alcune loro caratteristiche (solitamente indicate come variabili di stato) in modo da mutare le condizioni del sistema stesso sulla base di impulsi o stimolazioni esterne. Detto in parole povere, il sistema è capace di “cambiare” in seguito a delle interazioni con l’ambiente circostante.

Tale concetto si può facilmente riflettere sulla natura umana; in quanto, l’uomo è in grado, solitamente, di ragionare! Questa capacità, gli permette di modificare alcune sue abitudini o comportamenti reagendo a dei veri e propri feedback che riceve dall’ambiente esterno e dagli altri individui. Evidentemente, con l’avvento del web “interattivo” (di cui ho già parlato tempo fa), qualcuno ha pensato di trasferire questo meccanismo di azione-reazione su internet, trasformando alcuni aspetti che coinvolgono la vita “informatica” delle persone, creando, di fatto, un sistema di valutazione on-line.

valutazione a stelle

Ecco un esempio di valutazioni “a stella”. Sono riportate le percentuali di voti positivi ed i relativi numeri di stelle.

Tutto è iniziato diversi anni fa con il sistema di rating (detto all’inglese) basato sulle famose cinque stelline; chiunque di noi le avrà viste almeno un centinaio di volte nella vita. Il sistema era semplice. “Mi piace”: 5 stelle; “Lo trovo pessimo”: 0 Stelle.
Questo strumento veniva sfruttato principalemente dai webmaster per avere un riscontro sui contenuti che pubblicavano nelle loro pagine. Chiunque poteva con un semplice click, dare un voto alla pagina; spesso questo sistema veniva affiancato alla possibilità di lasciare un commento più esteso, ma in ogni caso l’immediatezza della valutazione “0 to 5”, la rendeva di gran lunga la più utilizzata dagli utenti.

Con gli anni sono state concepite tecnologie che hanno reso più complessa la valutazione, andando oltre ad un semplice numero.
Per esempio, su ebay, il feedback è suddiviso in 3 livelli.

  1. Valutazione generale; in sostanza si decide se lasciare un feedback positivo, negativo oppure neutro.
  2. Valutazione a stelle di alcuni aspetti base; si può esprimere una votazione che va da 1 a 5 su quattro aspetti: comunicazione con il venditore, conformità della descrizione dell’oggetto, tempi di spedizione ed infine costi di spedizione e imballaggio. Personalmente, penso che non siano questi i criteri più adatti per valutare un venditore; l’esempio più banale riguarda i tempi di spedizione. Circa l’80% dei ritardi è da attribuire alle poste italiane, piuttosto che al venditore che spedisce il pacco! Spesso i compratori considerano solamente il tempo totale della spedizione in sè, tralasciando, per esempio, la qualità dell’imballaggio. Probabilmente l’idea di ebay è quella di mantenere basso il tempo necessario per lasciare un feedback, in modo da incentivare gli utenti a fare uso di questa funzionalità.
  3. Commento personale; questo ultimo grado di valutazione consiste nel lasciare un commento pochi caratteri che descriva l’avvenuta compravendita. Anche in questo caso, difficilmente si vedono commenti negativi anche se il cliente non è pienamente soddisfatto; questo, a mio parere è dovuto al fatto che il venditore dovrà lasciare a sua volta un feedback al compratore, e quindi si può facilmente creare una situazione del tipo “io ti valuto bene, perchè così tu valuterai bene me”.

L’insieme dei feedback ottenuti da ogni utente di ebay, crea una vera e propria reputazione su questo sito. La prima cosa che un compratore guarda, sono i feedback del venditore; se un utente ha un’alta percentuale di feedback negativi, o un basso numero di feedback raccolti, è molto facile che venga evitato; in quanto non è garantita la sua affidabilità. Viceversa, un venditore che ha decine di migliaia di feedback, magari positivi a più del 99% avrà una reputazione decisamente migliore e per lui sarà più facile vendere prodotti. In aggiunta a questo, spesso vengono considerati  in modo positivo i venditori che accettano sistemi di pagamento più sicuri o garantiti; per esempio PayPal.

Oggi, il nuovo sistema di valutazione, sembra essere diventato il “Like” di facebook, o meglio, la condivisione sui social network di un determinato post, articolo o contenuto multimediale. Da facebook, a twitter, a google+…sempre più spesso nelle pagine dei siti web sono presenti piccoli bottoni per mettere un “mi piace” o condividere con i propri amici determinati contenuti!

Esempio bottoni "Share"

Un esempio di bottoni per la condivisione presenti sul nostro blog.

E’ possibile che, in un futuro non molto lontano, prima di entrare in un negozio sarà possibile collegarsi su un social network e controllare quanti “feedback” positivi quest’ultimo ha ricevuto dai nostri amici; questo rivoluzionerebbe non di poco le strategie di mercato presenti oggi nel mondo “analogico. Il costo reputazionale delle aziende subirebbe un aumento vertiginoso, in quanto un cliente insoddisfatto potrebbe fare cattiva pubblicità a centinaia di persone contemporaneamente!
Non resta che aspettare e vedere come si evolveranno i fatti, io penso che sarebbe sicuramente un forte incentivo per la concorrenza e potrebbe portare le attività commerciali a offrire sempre il meglio ai loro clienti.

Brain vs Videogames !

Forse non ci avrete mai pensato ma al giorno d’oggi quasi tutti abbiamo a casa almeno una playstation, una xbox o un computer con cui giochiamo o che comunque abbiamo regalato ai nostri figli, nipoti, sorelle, fratelli pensando che quel gioco fosse esattamente come un pallone o una bambola..

Purtroppo però ho una brutta notizia per voi!

I Videogiochi rovinano il cervello!”

Ecco cosa è stato affermato da uno studio dell’Università di Indianapolis presentato al congresso della Società di Radiologia di Chicago.

Secondo questo studio i videogiochi specialmente quelli violenti hanno effetti dannosi sul cervello soprattuto nelle aree adibite al controllo delle emozioni e dell’aggressività!

Bastano 10 ore!

Secondo questo studio basterebbero infatti solo 10 ore di videogames violenti perché il nostro cervello inibisca quelle parti adibite a controllare l’aggressività!

Per provarlo due gruppi di studenti dell’ età di 18-29 anni sono stati sottoposti dai ricercatori ad un piccolo test, ai primi è stato fatto provare un gioco “innocuo” mentre al secondo gruppo uno violento, poi a entrambi è stata registrata la risposta cerebrale mentre guardavano una serie d’immagini violente: i primi risultavano più impressionati e scossi dei secondi.

Ma quindi è meglio chiudere tutto è non giocare più?

Gli studi effettuati dimostrano che un uso continuo di questi videogiochi oltre ad abbassare la nostra “percezione” della violenza provocano dipendenza.

Quindi teoricamente se il tempo di gioco si limitasse ad una o due ore al giorno, non vi dovrebbe essere nessun problema;anche se sarebbe sicuramente meglio non giocare ai videogames e piuttosto andare a fare una partita a pallone.

Ma tutti i videogames sono dannosi?

Ovviamente no!                                                                                                                   Molti videogames aiutano soprattutto i bambini ad acquisire competenze che coinvolgono immaginazione e anche logica.                                                               Basti pensare ai giochi di problem solving o giochi in cui vanno eseguite delle istruzioni, questi giochi aiutano a mettere in moto il cervello in modo positivo.       Sicuramente anche un uso smoderato di questi giochi può portare effetti negativi al cervello.

E tu? Quante ore al giorno giochi ai videogames? Fai sapere agli altri il tuo parere riguardo i videogames commentando 😉

Viral Breakdown – #Brindisi e #terremoto: rabbia e paura corrono su Twitter

Fonte Flickr – Licenza CC (Ph1, Ph2)

Gli ultimi due giorni difficilmente verranno dimenticati in fretta. Il terrificante attentato di Brindisi e il terremoto della scorsa notte hanno suscitato negli italiani le emozioni più diverse: rabbia e sdegno per il vile episodio avvenuto fuori dall’istituto professionale Morvillo Falcone ma anche una rinnovata paura per il terremoto che ha fatto tremare la pianura padana ed ha subito richiamato alla memoria gli eventi accaduti all’Aquila appena tre anni fa. Queste ore stanno confermando in modo terribilmente chiaro come il peso dei social network nell’ecosistema informativo, anche italiano, stia aumentando esponenzialmente.

Gli utenti di Facebook e Twitter non si accontentano più di usare i social network per ricevere notizie passivamente bensì diventano essi stessi protagonisti comunicando i loro stati emotivi. Proprio per questo motivo se si vogliono analizzare a fondo i due tragici eventi, i social media, soprattutto Twitter, non possono essere sottovalutati.

Sono circa le 7.45 di sabato quando davanti all’Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi si sente un tremendo boato. Tre bombole di gas piazzate davanti a una scuola vengono fatte esplodere proprio mentre i ragazzi stanno per entrare. Melissa Bassi, 16 anni, non ce la fa, una sua compagna è grave, altri sei ragazzi rimangono feriti ma non in pericolo di vita. Per tutta la giornata su Twitter si diffondono sdegno, rabbia, commozione e messaggi di cordoglio alle vittime ed alle loro famiglie (QUI alcuni tweet raccolti da Repubblica.it). #Brindisi e #Melissa balzano subito in testa ai TT e vi rimangono fino a sera, quando l’ultima puntata di Amici e la finale di Champions League catalizzano l’audience dei social network. Grazie a Facebook invece è possibile organizzare e coordinare le manifestazioni in piazza avvenute in quasi tutte le città d’italia.

Poche ore dopo, esattamente alle 4:04, una forte scossa di terremoto di magnitudo 5.9 viene avvertita in Emilia Romagna ed in gran parte del Nordest. Questa scossa rappresenta solo la prima di una serie di scosse, più o meno forti, che continueranno a registrarsi per tutta la giornata di domenica. In questa occasione Twitter rivela tutto il suo potenziale, l’hashtag #terremoto è già TT alle 5:00, quando ancora la notizia non è riportata da nessun sito internet né da nessuna televisione, ogni nuova scossa viene sottolineata da migliaia di tweet.

I primi tweet dopo la scossa

Come nuovi trend si impongono Sant’Agostino e Panaro, due delle località maggiormente colpite del sisma, ma anche il critico musicale Red Ronnie, secondo cui i Maya avevano previsto il terremoto, e Stefano Venturi, segretario della Lega a Rovato, a causa di un post decisamente infelice su Facebook:

Per un ulteriore approfondimento sul rapporto fra Twitter e questi drammatici eventi vi rimando a queste statistiche di Blogmeter.it