Storia della valutazione on-line. Stelline, feedback di ebay e social-sharing

Chiunque di noi abbia mai visitato ebay, il sito di compravendita online più conosciuto al mondo, sicuramente si sarà in battuto nei famosi feedback. Questo metodo di valutazione, però, non è nato con ebay; nè tantomeno con l’avvento di internet.

Il significato della parola “feedback” deriva infatti dalla fisica. Traducibile in italiano come “retroazione“, con questa parola si intende la capacità di alcuni sistemi (fisici, elettrici, elettronici) di modificare alcune loro caratteristiche (solitamente indicate come variabili di stato) in modo da mutare le condizioni del sistema stesso sulla base di impulsi o stimolazioni esterne. Detto in parole povere, il sistema è capace di “cambiare” in seguito a delle interazioni con l’ambiente circostante.

Tale concetto si può facilmente riflettere sulla natura umana; in quanto, l’uomo è in grado, solitamente, di ragionare! Questa capacità, gli permette di modificare alcune sue abitudini o comportamenti reagendo a dei veri e propri feedback che riceve dall’ambiente esterno e dagli altri individui. Evidentemente, con l’avvento del web “interattivo” (di cui ho già parlato tempo fa), qualcuno ha pensato di trasferire questo meccanismo di azione-reazione su internet, trasformando alcuni aspetti che coinvolgono la vita “informatica” delle persone, creando, di fatto, un sistema di valutazione on-line.

valutazione a stelle

Ecco un esempio di valutazioni “a stella”. Sono riportate le percentuali di voti positivi ed i relativi numeri di stelle.

Tutto è iniziato diversi anni fa con il sistema di rating (detto all’inglese) basato sulle famose cinque stelline; chiunque di noi le avrà viste almeno un centinaio di volte nella vita. Il sistema era semplice. “Mi piace”: 5 stelle; “Lo trovo pessimo”: 0 Stelle.
Questo strumento veniva sfruttato principalemente dai webmaster per avere un riscontro sui contenuti che pubblicavano nelle loro pagine. Chiunque poteva con un semplice click, dare un voto alla pagina; spesso questo sistema veniva affiancato alla possibilità di lasciare un commento più esteso, ma in ogni caso l’immediatezza della valutazione “0 to 5”, la rendeva di gran lunga la più utilizzata dagli utenti.

Con gli anni sono state concepite tecnologie che hanno reso più complessa la valutazione, andando oltre ad un semplice numero.
Per esempio, su ebay, il feedback è suddiviso in 3 livelli.

  1. Valutazione generale; in sostanza si decide se lasciare un feedback positivo, negativo oppure neutro.
  2. Valutazione a stelle di alcuni aspetti base; si può esprimere una votazione che va da 1 a 5 su quattro aspetti: comunicazione con il venditore, conformità della descrizione dell’oggetto, tempi di spedizione ed infine costi di spedizione e imballaggio. Personalmente, penso che non siano questi i criteri più adatti per valutare un venditore; l’esempio più banale riguarda i tempi di spedizione. Circa l’80% dei ritardi è da attribuire alle poste italiane, piuttosto che al venditore che spedisce il pacco! Spesso i compratori considerano solamente il tempo totale della spedizione in sè, tralasciando, per esempio, la qualità dell’imballaggio. Probabilmente l’idea di ebay è quella di mantenere basso il tempo necessario per lasciare un feedback, in modo da incentivare gli utenti a fare uso di questa funzionalità.
  3. Commento personale; questo ultimo grado di valutazione consiste nel lasciare un commento pochi caratteri che descriva l’avvenuta compravendita. Anche in questo caso, difficilmente si vedono commenti negativi anche se il cliente non è pienamente soddisfatto; questo, a mio parere è dovuto al fatto che il venditore dovrà lasciare a sua volta un feedback al compratore, e quindi si può facilmente creare una situazione del tipo “io ti valuto bene, perchè così tu valuterai bene me”.

L’insieme dei feedback ottenuti da ogni utente di ebay, crea una vera e propria reputazione su questo sito. La prima cosa che un compratore guarda, sono i feedback del venditore; se un utente ha un’alta percentuale di feedback negativi, o un basso numero di feedback raccolti, è molto facile che venga evitato; in quanto non è garantita la sua affidabilità. Viceversa, un venditore che ha decine di migliaia di feedback, magari positivi a più del 99% avrà una reputazione decisamente migliore e per lui sarà più facile vendere prodotti. In aggiunta a questo, spesso vengono considerati  in modo positivo i venditori che accettano sistemi di pagamento più sicuri o garantiti; per esempio PayPal.

Oggi, il nuovo sistema di valutazione, sembra essere diventato il “Like” di facebook, o meglio, la condivisione sui social network di un determinato post, articolo o contenuto multimediale. Da facebook, a twitter, a google+…sempre più spesso nelle pagine dei siti web sono presenti piccoli bottoni per mettere un “mi piace” o condividere con i propri amici determinati contenuti!

Esempio bottoni "Share"

Un esempio di bottoni per la condivisione presenti sul nostro blog.

E’ possibile che, in un futuro non molto lontano, prima di entrare in un negozio sarà possibile collegarsi su un social network e controllare quanti “feedback” positivi quest’ultimo ha ricevuto dai nostri amici; questo rivoluzionerebbe non di poco le strategie di mercato presenti oggi nel mondo “analogico. Il costo reputazionale delle aziende subirebbe un aumento vertiginoso, in quanto un cliente insoddisfatto potrebbe fare cattiva pubblicità a centinaia di persone contemporaneamente!
Non resta che aspettare e vedere come si evolveranno i fatti, io penso che sarebbe sicuramente un forte incentivo per la concorrenza e potrebbe portare le attività commerciali a offrire sempre il meglio ai loro clienti.

Annunci

Brain vs Videogames !

Forse non ci avrete mai pensato ma al giorno d’oggi quasi tutti abbiamo a casa almeno una playstation, una xbox o un computer con cui giochiamo o che comunque abbiamo regalato ai nostri figli, nipoti, sorelle, fratelli pensando che quel gioco fosse esattamente come un pallone o una bambola..

Purtroppo però ho una brutta notizia per voi!

I Videogiochi rovinano il cervello!”

Ecco cosa è stato affermato da uno studio dell’Università di Indianapolis presentato al congresso della Società di Radiologia di Chicago.

Secondo questo studio i videogiochi specialmente quelli violenti hanno effetti dannosi sul cervello soprattuto nelle aree adibite al controllo delle emozioni e dell’aggressività!

Bastano 10 ore!

Secondo questo studio basterebbero infatti solo 10 ore di videogames violenti perché il nostro cervello inibisca quelle parti adibite a controllare l’aggressività!

Per provarlo due gruppi di studenti dell’ età di 18-29 anni sono stati sottoposti dai ricercatori ad un piccolo test, ai primi è stato fatto provare un gioco “innocuo” mentre al secondo gruppo uno violento, poi a entrambi è stata registrata la risposta cerebrale mentre guardavano una serie d’immagini violente: i primi risultavano più impressionati e scossi dei secondi.

Ma quindi è meglio chiudere tutto è non giocare più?

Gli studi effettuati dimostrano che un uso continuo di questi videogiochi oltre ad abbassare la nostra “percezione” della violenza provocano dipendenza.

Quindi teoricamente se il tempo di gioco si limitasse ad una o due ore al giorno, non vi dovrebbe essere nessun problema;anche se sarebbe sicuramente meglio non giocare ai videogames e piuttosto andare a fare una partita a pallone.

Ma tutti i videogames sono dannosi?

Ovviamente no!                                                                                                                   Molti videogames aiutano soprattutto i bambini ad acquisire competenze che coinvolgono immaginazione e anche logica.                                                               Basti pensare ai giochi di problem solving o giochi in cui vanno eseguite delle istruzioni, questi giochi aiutano a mettere in moto il cervello in modo positivo.       Sicuramente anche un uso smoderato di questi giochi può portare effetti negativi al cervello.

E tu? Quante ore al giorno giochi ai videogames? Fai sapere agli altri il tuo parere riguardo i videogames commentando 😉

Viral Breakdown – #Brindisi e #terremoto: rabbia e paura corrono su Twitter

Fonte Flickr – Licenza CC (Ph1, Ph2)

Gli ultimi due giorni difficilmente verranno dimenticati in fretta. Il terrificante attentato di Brindisi e il terremoto della scorsa notte hanno suscitato negli italiani le emozioni più diverse: rabbia e sdegno per il vile episodio avvenuto fuori dall’istituto professionale Morvillo Falcone ma anche una rinnovata paura per il terremoto che ha fatto tremare la pianura padana ed ha subito richiamato alla memoria gli eventi accaduti all’Aquila appena tre anni fa. Queste ore stanno confermando in modo terribilmente chiaro come il peso dei social network nell’ecosistema informativo, anche italiano, stia aumentando esponenzialmente.

Gli utenti di Facebook e Twitter non si accontentano più di usare i social network per ricevere notizie passivamente bensì diventano essi stessi protagonisti comunicando i loro stati emotivi. Proprio per questo motivo se si vogliono analizzare a fondo i due tragici eventi, i social media, soprattutto Twitter, non possono essere sottovalutati.

Sono circa le 7.45 di sabato quando davanti all’Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi si sente un tremendo boato. Tre bombole di gas piazzate davanti a una scuola vengono fatte esplodere proprio mentre i ragazzi stanno per entrare. Melissa Bassi, 16 anni, non ce la fa, una sua compagna è grave, altri sei ragazzi rimangono feriti ma non in pericolo di vita. Per tutta la giornata su Twitter si diffondono sdegno, rabbia, commozione e messaggi di cordoglio alle vittime ed alle loro famiglie (QUI alcuni tweet raccolti da Repubblica.it). #Brindisi e #Melissa balzano subito in testa ai TT e vi rimangono fino a sera, quando l’ultima puntata di Amici e la finale di Champions League catalizzano l’audience dei social network. Grazie a Facebook invece è possibile organizzare e coordinare le manifestazioni in piazza avvenute in quasi tutte le città d’italia.

Poche ore dopo, esattamente alle 4:04, una forte scossa di terremoto di magnitudo 5.9 viene avvertita in Emilia Romagna ed in gran parte del Nordest. Questa scossa rappresenta solo la prima di una serie di scosse, più o meno forti, che continueranno a registrarsi per tutta la giornata di domenica. In questa occasione Twitter rivela tutto il suo potenziale, l’hashtag #terremoto è già TT alle 5:00, quando ancora la notizia non è riportata da nessun sito internet né da nessuna televisione, ogni nuova scossa viene sottolineata da migliaia di tweet.

I primi tweet dopo la scossa

Come nuovi trend si impongono Sant’Agostino e Panaro, due delle località maggiormente colpite del sisma, ma anche il critico musicale Red Ronnie, secondo cui i Maya avevano previsto il terremoto, e Stefano Venturi, segretario della Lega a Rovato, a causa di un post decisamente infelice su Facebook:

Per un ulteriore approfondimento sul rapporto fra Twitter e questi drammatici eventi vi rimando a queste statistiche di Blogmeter.it

Risultati del “Sondaggio Tecnologico”

Come avrete sicuramente notato, da circa due mesi è presente sul nostro blog il sondaggio tecnologico. Oggi, 18 maggio 2012, termina il periodo di raccolta dei voti.

Per rappresentare meglio i risultati, ho pensato di realizzare una piccola presentazione su prezi.com (cos’è?).

AnteprimaPrezi

Clicca sull’immagine per andare alla presentazione. Una volta aperta la pagina, sara sufficiente cliccare sui bottoni di controllo (i triangoli a dx e sx) per andare avanti o indietro.

Visto l’alto numero di persone che non avevano mai sentito parlare di Web 3.0, e visto che ormai quest’ultimo inizia ad entrare nelle nostre vite (e continuerà a farlo nel futuro imminente); ho pensato di aggiungere alla presentazione una parte che descriva in maniera non troppo complicata questo “Web 3.0 e i cambiamenti che porta con sè.
La speranza è di spiegare agli utenti medi di internet, cosa ci aspetta da qui a due, massimo tre, anni. Google sta iniziando a muoversi in questa direzione proprio negli ultimi giorni, introducendo il Knowledge Graph (già disponibile in Google.com, sarà presto reso accessibile anche da Google Italia; sul sito viene riportato un esempio di ricerca riguardo Van Gogh, grazie a questo sistema vengono riportati subito in alto le principali informazioni riguardo a questo pittore, e in seguito i siti che ne parlano.

Prezi.comè un sito molto utile per creare presentazioni di ogni genere. Questo strumento, si scosta dall’usatissimo “PowerPoint” per la sua dinamicità; infatti è possibile creare facilmente una mappa concettuale ed in seguito un “percorso” che guida l’utente e anima il diagramma, creando così una presentazione che dovrebbe permettere di trasmettere concetti in maniera più efficace rispetto alle statiche presentazioni fatte con PowerPoint.

Fonti a cui mi sono ispirato per la spiegazione del Web 3.0 nella presentazione:
Nota: non era possibile inserirle direttamente nel grafico, sono comunque riportate nella descrizione del documento su prezi.com
Wikipedia – Web 2.0
Wikipedia – Web 3.0
GraphicBoulevard.com – Web 3.0, Semantic Web, Intelligenza Artificiale
About.com – What is Web 3.0? (In inglese, ma i concetti sono ben schematizzati)

Viral Breakdown – Il popolo di Twitter sceglie #Quinta4President

Meritocrazia! In Italia il sistema di valori è molto meno meritocratico di quello di altre società, come quella nord-americane e scandinave, molto più capaci di assicurarsi che la propria classe dirigente sia la migliore possibile. Tuttavia nel pieno della cosiddetta era dei tecnici si può forse sperare in una svolta epocale per il nostro paese.

Alcuni tweet con l’hashtag #Quinta4President

Nel frattempo una svolta epocale è quella messa in atto dal popolo della rete, ed in particolare da blogger ed utenti di Twitter. Da alcuni giorni, infatti, oltre 12mila navigatori hanno aderito alla campagna  Quintarelli 4 president sbocciata sul sito Firmiamo.it per promuovere la candidatura di Stefano Quintarelli a presidente dell’Agcom, l’Autorità Garante delle Comunicazioni.  Stefano Quintarelli (@quinta su Twitter) è un informatico, considerato uno dei pionieri nell’introduzione commerciale di internet in Italia: ha fondato nel 1994 il primo Internet Service Provider commerciale in Italia orientato al mercato professionale I.NET, presieduto associazioni per la sicurezza informatica e degli stessi fornitori di connettività, si è battuto per l’agenda digitale in Italia e per la neutralità della rete e dal 1 aprile 2011 è Direttore dell’Area Digital del Gruppo 24 ORE. Il Corriere della Sera lo ha inserito fra i 30 imprenditori più innovativi in Italia.

Secondo molti vedere Quintarelli all’Agcom sarebbe la dimostrazione che il merito, la preparazione e l’equilibrio valgono ancora qualche cosa nel nostro paese. Tra tweets e commenti risulta evidente come i promotori della campagna ritengano la sua nomina distante anni luce dalle solite pratiche partitocratiche a troppo spesso si è costretti ad assistere. Insomma, Quintarelli è non solo un indipendente vero, ma soprattutto una figura trasversalmente stimata. D’altronde quale persona migliore per trattare temi scottanti come la tutela del copyright online e la riassegnazione delle frequenze televisive all’indomani dell’annullamento del beauty contest?

Stefano Quintarelli (Licenza C.C. – capitaledigitale)

Il vero motore della petizione sono però stati i blog e soprattutto Twitter. L’hashtag #Quinta4President è diventato TT nel pomeriggio del 13 Maggio. Un contributo importante è stato dato anche dalle singole iniziative di nomi noti del web che hanno subito aderito e, tramite i social network, promosso la campagna.

Per riassumere la maratona virale che si è svolta sulla rete ecco un ottimo Storify a cura di Anna Masera (@annamasera).

Clicca sull’immagine per visualizzare lo Storify

Print a Home – Per fare una casa? Basta la stampante!

Pagina 4 Metronews, particolare, Torino14/05/'2012

Pagina 4 Metronews, particolare, Torino14/05/’2012
Riproducibile grazie alla legge USA sul Fair Use.

Sul Metronews di Torino di questa mattina, disponibile sia in formato digitale a quel link che in cartaceo in giro per Torino e provincia,  c’era un’articolo a pagina 4 riguardo le stampanti 3D. Gli architetti Danesi della eentileen sono riusciti in sole quattro settimane, utilizzando circa 820 fogli di compensato ricavati esclusivamente da foreste certificate finlandesi, a “stampare” letteralmente un’abitazione. Il nome del progetto è “Print a Home”. Questo edificio si trova a circa 60 Km a Nord di Copenaghen ed è il nuovo baluardo delle costruzioni eco-friendly, ovvero rispettose dell’ambiente. Come riporta l’articolo, non sono stati necessari betoniere o gru o altri macchinari pesanti ma semplicemente un computer e un progetto digitale. Gli architetti hanno progettato l’edificio e inserito i dati digitali in una stampante CNC, un macchinario grosso all’incirca quanto una stanza e dotato di apposita strumentazione che consente di tagliare e ridimensionare i blocchi di compensato riducendo gli scarti e ottimizzando così l’utilizzo delle risorse.Per aumentare l’efficienza in termini di impatto ambientale l’edificio è stato inoltre dotato di pannelli solari.
Questo articolo in Inglese sull’Economist mette in luce molto bene le implicazioni della stampa 3D. Google translate lo traduce quasi decentemente ( vedere per credere). Nel caso ci siano problemi di comprensione dall’inglese, avvisatemi pure tramite commento e mi premurerò di tradurlo quanto prima (spero vivamente non succeda e ovviamente i commenti di Simone Basso non contano. :P).

Con la strumentazione di stampa 3D è quindi possibile ridurre non solo i costi di costruzione di un’edificio, ma anche il tempo e l’impiego di risorse naturali e il loro inquinamento. E queste sono le implicazioni più ovvie. La cosa davvero fantastica però è che questa nuova tecnologia avvicina sempre più l’uomo all’idea: “penso, creo”.
Basta avere in testa un progetto, dare le istruzioni alla macchina et voilà, quella lo realizza.
Da qui nasce sicuramente il problema sul fronte economico, come scritto su Economist. Cosa ne sarà del commercio una volta che tutti gli oggetti saranno riproducibili? Solo adesso una stampante 3D modesta costa circa un migliaio di euro, col tempo i prezzi si abbassano quindi non è difficile pensare che le stampanti si diffonderanno come i computer. A quel punto il concetto di mercato mondiale subirà probabilmente un cambiamento radicale.

Per chi fosse interessato alla stampa 3D,
il blog 3dprinter4all ( seguibile anche su twitter all’handle: @3dprinter4all) tratta molto più approfonditamente il tema.
Sulla rete è inoltre disponibile il sito WikiHouse, che si presenta testualmente così:

WikiHouse is an open source construction set. It’s aim is to allow anyone to design, download, and ‘print’ CNC-milled houses and components, which can be assembled with minimal formal skill or training.”

Tradotto:
WikiHouse è impostato sulla costruzione open source. Il suo obiettivo è quello di permettere a chiunque di progettare, scaricare e ‘stampare’  tramite stampanti CNC-fresa case e componenti , che possono essere assemblati con un minimo di abilità o allenamento.

Sostanzialmente un sito di sharing di progetti di abitazioni gratuito e per tutti. Si raggiungono nuovi livelli di condivisione, si parla di edifici interi!

Su inhabitat.com si possono trovare, sempre in Inglese, ulteriori informazioni riguardo la costruzione di edifici tramite Stampante 3D, ad esempio a questo indirizzo, oppure a quest’altro.

Commenti, opinioni ecc. sono ben accetti. Buon proseguimento!

Evoluzione dell’interfaccia – Interazione uomo-macchina

Oggi ci sembra scontato poter cliccare ovunque sullo schermo del nostro personal computer, ma non è stato sempre così! Forse non tutti sanno che, salvo rarissime eccezioni, è possibile controllare i programmi a schermo solamente tramite tastiera, vi siete mai chiesti come mai?

L’utilizzo così radicato della tastiera deve essere attribuito al fatto che il mouse è una periferica che si è sviluppata diversi anni dopo la diffusione dei primi computer. Infatti, i primi dinosauri informatici, posseduti solitamente dalle università, disponevano di una serie di terminali (schermo+tastiera), attraverso i quali, su prenotazione, era possibile eseguire e lanciare programmi inviando al cervellone una serie di istruzioni tramite linea di comando.

Una foto di un S.E.A.C., la prima generazione di computer elettronici (1950)

Questo perchè? Beh, negli anni ’40, i primi “calcolatori”, disponevano di risorse molto limitate, la completa assenza di circuiti integrati e l’impiego delle valvole rendeva questi macchinari infinitamente più lenti rispetto a quelli sviluppati in seguito (basti pensare che la prima memoria RAM di ben 1 Kbyte venne prodotta da Intel nel 1970)…era quindi necessario limitare lo spreco di risorse per “fronzoli grafici”, concentrando tutta la “potenza” del computer sull’aspetto di puro calcolo!

La prima interfaccia che venne quindi implementata, fu la linea di comando, ancora in uso oggi per sistemi operativi come Unix (e sue distribuzioni) oppure per altre applicazioni da installare per esempio su server (dove solitamente l’interfaccia non ha una grossa utilità). Ovviamente questa interfaccia, seppur poco dispendiosa di risorse, ha diversi contro; in primo luogo è indispensabile conoscere a priori i comandi da inviare al sistema e sicuramente è molto difficile, per un utente medio, accedere a questa risorsa!

Un esempio di interfaccia testuale (in questo caso si tratta del prompt dei comandi di Windows). E’ possibile riconoscere alcuni classici comandi come “dir” che elenca il contenuto della cartella in cui ci si trova.

Questo articolo narra, in breve, la storia di un’invenzione che ha cambiato completamente la comunicazione uomo-macchina: il mouse! In sostanza, questo “aggeggio” nasce con l’intento di acquisire il suo spostamento sulla scrivania, per trasferirlo ad un puntatore sullo schermo. Questa idea (già progettata nel 1963) venne brevettata dalla Xerox che nel ’73 realizzò il primo mouse “a pallina”.

Insieme all’introduzione del mouse, venne realizzattata la prima GUI (Graphic User Interface). Infatti, grazie anche allo sviluppo del primo microprocessore (by Federico Faggin, Italiano), si poteva iniziare a pensare a dei computer di dimensioni più ridotte e soprattutto abbastanza potenti da poter reggere qualcosa di più complesso rispetto alle vecchie linee di testo bianche su sfondo nero. La GUI era infatti un sistema che permetteva all’utente di vedere in modo grafico le azioni che stava compiendo e i comandi che stava inviando al computer! Per esempio, per aprire un file, bastava semplicemente “fare click” due volte sopra l’icona; anzichè digitare un comando relativamente complesso, simile a: “open C:\\Users\Documents…\\file.txt”.

Con il passare degli anni, queste finestre in scala di grigio, hanno subito grandi cambiamenti e mutazioni sfruttato sempre di più le risorse dei computer che, al contempo, diventavano sempre più potenti; oggi, le finestre che popolano i nostri monitor sono sempre più curate graficamente, questo per rendere più accattivante il sistema operativo che, seppur sembri molto lontano dalle vecchie linee di codici astrusi, a nostra insaputa “traduce” ancora tutti i nostri input “visuali” nei vecchi comandi testuali che hanno costituito le basi delle interfacce moderne.

In ordine: Mac GUI (1984), Windows 3.0 (1990), Windows 95 (1995), Mac OS 8 (1997), Windows Vista (2007), Mac OS X Leopard (2007)

E il futuro? Per quanto riguarda il futuro prossimo, ossia l’unico su cui si possono fare previsioni quantomeno plausibili, è molto probabile che vedrà l’applicazione delle tecnologie touch-screen su diversi dispositivi. La possibilità di interagire con il nostro computer o terminale grazie al solo contatto è una cosa veramente rivoluzionaria.
A tal proposito, i laboratori della Disney (incredibile, la Disney ha dei laboratori di ricerca!) hanno sviluppato una nuova tecnologia chiamata “Disney Touché” in grado di rendere sensibile al tocco una qualunque superficie. Questa tecnologia, unita agli schermi trasparenti e flessibili che sta sviluppando Samsung apre le porte ad un futuro ricco di nuovi interessanti device!

Banca della Memoria – Preservare il passato

Cosa rimane del passato oltre ai documenti scritti?

Il tempo passa e il ricordo di particolari eventi o luoghi svanisce con le persone che li hanno vissuti e visitati. Esistono i documenti scritti che però sono lontani dall’umanità di un racconto, dal sedersi su una sedia per ascoltare qualcuno che racconta episodi della propria infanzia, di luoghi la cui realtà è cambiata radicalmente nell’ultimo secolo.
Sostituire la presenza fisica di una persona è difficile se non impossibile.
Grazie alla rivoluzione tecnologica è stato possibile avviare progetti come Memoro.
Chiunque, rispettando opportune regole, può registrare tramite dispositivi video, o anche semplicemente audio, circa 10 minuti di racconti offerti da persone vissute nella prima metà del ‘900. Possono essere racconti relativi alle Grandi Guerre o semplicemente ricette culinarie.

In questo modo si evita, almeno in parte e almeno finché i supporti digitali resistono, quella perdita culturale a livello mondiale.
Memoro è solo uno dei tanti progetti su questa linea tematica.
In Italia, molte province hanno aderito o creato progetti analoghi.

Per un più comodo accesso a queste banche della memoria basta digitare su Youtube “Banca della Memoria e subito compaiono decine di filmati di anziani ansiosi di raccontare.

Guardare un video la maggior parte delle volte è molto più semplice che leggere un libro e data la natura dei contenuti molto più appropriato. La carta non sostituisce il tono di chi racconta, le sue espressioni facciali e tutte quelle emozioni che prova e che forse riesce a comunicare tramandando non solo conoscenza ma anche emozioni.

Sempre su youtube, non è difficile trovare video che catalogano l’esistenza o semplicemente condividono attimi della vita di qualcuno, questo mostra come Internet possa diventare ben presto il luogo in cui riporre tutta la conoscenza e lo spirito di condivisione dell’uomo.

Alle persone piace essere ricordate e alla rete piace ricordare. Uno scambio equo insomma.

Lotta all’evasione? Un aiuto grazie ad internet!

Uno scontrino fiscale su un bancone di un bar

Quante volte vi sarà capitato di entrare in un bar, ordinare un caffè, pagare e…non ricevere nessuno scontrino. Beh, questo fenomeno si chiama evasione fiscale, e di scene come questa, in Italia, ce ne sono un’infinità ogni giorno.
Il progetto tassa.li nasce con l’intento di aiutare le forze dell’ordine (in particolare la Guardia di Finanza) nelle loro operazioni di lotta all’evasione.

La legge Italiana spiega in modo esplicito che:

L’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale a fronte dell’incasso di un pagamento per la cessione di beni o la prestazione di servizi è parte degli obblighi fiscali dei commercianti e di chi fornisce servizi al pubblico.

Tutti, però, sappiamo bene che spesso alcuni commercianti poco onesti, vengono meno a questo obbligo, vìolando di fatto la legge.
E’ importante sapere che una volta emesso lo scontrino, il venditore non potrà più nascondere al Fisco la transazione in questione, e di conseguenza sarà costretto a pagare le tasse che gli spettano!
Al contrario, nel caso in cui non venga rilasciato lo scontrino e non ci sia un controllo specifico da parte della finanza, il commerciante può evitare di dichiarare tale guadagno e di conseguenza non pagare le imposte su di esso.

Gli sviluppatori di tassa.li hanno pensato che era possibile sfruttare la collaborazione della gente onesta per aiutare le forze dell’ordine nel loro lavoro e col fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema.
Infatti, grazie a questo progetto è possibile fare una segnalazione sul sito ogni volta che si incorre in un episodio di evasione fiscale.

cartina

Uno screenshoot della mappa con le segnalazioni

Il tutto si basa (un po’ come prezzibenzina.it, di cui abbiamo parlato in un articolo precedente) su sistema di segnalazione completamente in mano a degli utenti volontari. Chiunque può andare sul sito e aggiungere sulla mappa online un “segnaposto” che corrisponde alla posizione approssimata dell’esercizio commerciale che ha evaso le tasse non rilasciando lo scontrino fiscale.
Insieme alla posizione, viene richiesta la data, la somma non dichiarata e che tipo di attività si sta segnalando (bar, ristorante, negozio, servizi, etc…)

Guardia di Finanza - Some right reserved

Stemma della Guardia di Finanza

A questo punto viene passata la palla alla Guardia di Finanza che può decidere, per esempio, di effettuare un numero maggiore di controlli nelle zone che presentano una forte concentrazione di segnalazioni, oppure dove sono riportate grosse somme di denaro.

Infatti, i dati forniti, godono di una buona affidabilità proprio perchè sono riportati sulla mappa ogni giorno da quasi 50 mila utenti; e sino ad oggi sono stati segnalati più di 13 milioni di euro grazie agli 80 mila diversi casi di evasione riportati dai cittadini.

E’ possibile contribuire a questo utile progetto, proprio come prezzi benzina, in due modi; direttamente dal sito, compilando il modulo che viene proposto, oppure scaricando ed utilizzando le applicazioni per iPhone e Android.
Ovviamente nel secondo caso sarà più semplice fare la segnalazione in modo istantaneo grazie all’aiuto del GPS che si occuperà di rilevare in automatico la posizione in cui ci si trova (presumibilmente quella del negozio), riducendo ancor più il tempo dell’operazione.

Personalmente, leggendo anche questo articolo su TgCom24, sapere che l’evasione fiscale in Italia equivale quasi al 17% del Pil mi lascia abbastanza perplesso; in quanto penso che se tutti pagassero ciò che gli spetta, probabilmente pagheremmo tutti meno (o perlomeno ci sarebbero più fondi da investire, per esempio, in università e ricerca).
Sapere di poter contribuire insieme ad altre migliaia di persone con le mie segnalazioni per combattere questo fenomeno, mi fa pensare che forse non tutti, anche se spesso così sembra, pensino solamente a se stessi.