Internet Addiction!

L’avvento di internet e delle nuove tecnologie ha sicuramente portato, nei giovani e non solo, tantissime novità positive ma anche negative, come ad esempio il fenomeno dell’ “internet addiction” ovvero della dipendenza da internet.

Sempre più adolescenti infatti tendono a trascorrere intere giornate e nottate su giochi di ruolo o su internet astraendosi del tutto da quella che è la vita reale, diventando così dipendenti da una realtà virtuale.

Per rispondere ad alcune domande vi invito ad ascoltare l’intervista fatto al professore Federico Tonioni, esperto del Policlinico Gemelli di Roma :

In cosa consiste la dipendenza da internet ed in che modo si manifesta?

Come descritto dal professor Federico Tonioni esistono 5 categorie di dipendenze da internet legate a :

  • social network – questa dipendenza è legata all’uso somodato di collegamenti sociali come ad esempio facebook o twitter.
  • pornografia
  • information overflow – ovvero l’assidua ricerca di materiale su internet senza però avere uno scopo preciso.
  • gioco d’azzardo
  • giochi di ruolo (MMORPG)

Si parla di dipendenza nel momento in cui una persona oltre a passare un enorme quantità di tempo su internet (dalle 16 alle 18 ore al giorno) tende a ritirarsi lentamente dalla società.                                                                                                        Ragazzi che pur di giocare a questi videogiochi saltano la scuola, il lavoro, le amicizie costruendosi un mondo parallelo dove possono crearsi una nuova identità,  cambiando aspetto, nome, professione, stile di vita,diventando in tutto e per tutto un’altra persona.

Qual’è il rischio legato a queste dipendenze?

Il vero rischio soprattuto dal punto di vista degli adolescenti è quello di ricorrere sempre e solo allo schermo del pc, quindi a un filtro, per comunicare più facilmente con amici o conoscenti diventando così ” un po meno umani” e disimparando quindi ad avere una relazione sociale con qualcun’altro senza l’utilizzo di internet.

In che modo viene curata questa dipendenza?

Bisognerà inizialmente avere un dialogo con uno psicologo che permetta di far venire a galla il problema nascosto sotto la dipendenza e successivamente recuperare l’emotività persa ed imparare ad approcciarsi correttamente a livello sociale.

Sicuramente bisogna trovare il giusto equilibrio tra la vita reale e la vita digitale ,cercando di limitare l’utilizzo di internet a vantaggio di un attività più pratica e che magari ci permetta anche di interagire con la società e di farci sentire parte di essa.

XBox 360 E NATAL: LA RIVOLUZIONE DEI VIDEOGIOCHI?

La notizia che da un po di tempo aleggiava nell’aria ma che sembrava solo essere una bufala inizia ora invece a prendere forma..anzi sta quasi per diventare realtà rivoluzionando così quello che è il campo delle console e dei videogiochi!

Proprio in questi giorni la casa produttice Microsoft ha annunciato l’imminente arrivo ,per il 26 ottobre di quest’anno, del nuovo dispositivo di gioco per X-Box 360  chiamato “NATAL” .                                                                                                    Il dispositivo, basato sul motion capture , sarà in grado di far diventare il giocatore stesso un controller vivente in base alle sue azioni, movimenti e voce.

Qui potete trovare un video esplicativo delle varie funzioni di questo dispositivo:

 

Ma come fa NATAL a leggere i miei movimenti?

Il cuore di Natal è un microprocessore che gestisce una una webcam 3D (visione stereoscopica) ed un microfono multidirezionale grazie ai quali quasi ogni movimento del nostro corpo e ogni suono saranno registrati e riprodotti!                     Maggiori dettagli purtroppo verranno svelati domani mercoledì 13 giugno nel corso di E3..

Quanto verrà a costare un gioiellino simile?

Nonostante le apparenze e le prime voci che avevano annunciato prezzi esorbitanti, casa Microsoft ha  rassicurato la sua clientela affermando che il costo del dispositivo non supererà i 100 euro anche se esso andrà comunque collegato alla console X-Box 360.

Di sicuro se casa Microsoft porterà a termine la sua impresa, riuscirà ad apportare una totale rivoluzione, diventando oltretutto leader incontrastato del settore.           Questo dispositivo oltre al campo video ludico potrebbe anche avere altri sbocchi ad esempio nel settore dell’home Entertainment o dell’automazione domestica.       Per saperlo basterà quindi aspettare il 26 ottobre!

Chi crea i virus?

Sicuramente girano molte “leggende metropolitane” riguardo a chi possa essere veramente il creatore di questi fastidiosi programmi!                                                 E molto probabilmente è quasi del tutto impossibile capire chi possa essere, al giorno d’oggi però ci sono due correnti di pensiero:

  • Alcune persone ritengono che a produrre i virus non siano altro che persone annoiate a cui piace prendersi gioco di altri utenti della rete più ignoranti di loro, i cosi detti Lamer.                                                                                       Il loro unico scopo sarebbe quindi quello di dimostrare la loro superiorità intellettuale!
  • Un secondo gruppo di persone è invece convinto del fatto che i virus non siano opere casuali create da eccentrici geni dell’informatica, ma tutt’altro siano un business su cui alcune persone hanno creato un vero e proprio impero!                                                                                                               Secondo questa ipotesi infatti sarebbero proprio le stesse case produttrici di antivirus a creare i virus ed a metterli in rete in modo tale da spingere la gente a comprare sempre nuovi antivirus!                                                                            Se questa ipotesi fosse vera sarebbe come pagare costantemente una sorta di “pizzo” virtuale senza il quale non si potrebbe essere sicuri di poter navigare tranquillamente su internet!

Queste sono solo alcune delle voci che circolano in giro, ma proviamo a riflettere meglio su quanto detto…

Ma cos’è un virus e come si crea?

Inizierei dicendo che purtroppo c’è sempre di più la tendenza a parlare di virus quando in realtà  si parla più di software maligno o malware in generale.

I virus (semplificando) sono programmi per computer che hanno lo scopo di danneggiare o compremettere il loro abituale comportamento.
Possono essere crati da programmi che li producono come ad esempio degli scipt (script kiddie è il termine per definire persone, generalmente con poche nozioni e confuse, che usano programmi fatti da altri per generare pseudo-virus) o da programmatori devoti a questa pratica.

I veri virus, quelli per intenderci fino al 1990 erano programmi davvero ingegnosi che per essere scritti necessitavano di una approfondita cultura sulle architetture delle CPU, tant’è che il significato del termine hacking più condiviso è:
l’atto di studiare il funzionamento di qualcosa (non necessariamente un computer) per ottenere il meglio da quello strumento e di fargli fare cose che non erano previste facesse.

Ma è così facile creare un virus?

No! Creare un virus che possa provocare seri danni e che permetta al suo creatore di rimanere nel perfetto anonimato è molto difficile! Ecco perché risulta strano il fatto di pensare che alcune persone impegnino ingenti quantità del proprio tempo per realizzare costantemente nuovi virus senza un tornaconto personale.

Ovviamente è possibile creare dei piccoli virus in pochi secondi, i quali però sono molto difficili da utilizzare poiché facilmente riconoscibili da un qualsiasi utente.       Ad esempio è possibile creare un virus in .batch come descritto da questa guida     –>http://www.morpheus-website.it/virbatch.htm

In definitiva non è così facile capire chi sia il vero artefice di questi affascinanti quanto pericolosi programmi, di sicuro però qualcuno lo fa e tutto ciò che noi possiamo fare per ora è continuare a comperare nuovi anivirus… o forse no?

Di la tua opinione commentando 😉


Brain vs Videogames !

Forse non ci avrete mai pensato ma al giorno d’oggi quasi tutti abbiamo a casa almeno una playstation, una xbox o un computer con cui giochiamo o che comunque abbiamo regalato ai nostri figli, nipoti, sorelle, fratelli pensando che quel gioco fosse esattamente come un pallone o una bambola..

Purtroppo però ho una brutta notizia per voi!

I Videogiochi rovinano il cervello!”

Ecco cosa è stato affermato da uno studio dell’Università di Indianapolis presentato al congresso della Società di Radiologia di Chicago.

Secondo questo studio i videogiochi specialmente quelli violenti hanno effetti dannosi sul cervello soprattuto nelle aree adibite al controllo delle emozioni e dell’aggressività!

Bastano 10 ore!

Secondo questo studio basterebbero infatti solo 10 ore di videogames violenti perché il nostro cervello inibisca quelle parti adibite a controllare l’aggressività!

Per provarlo due gruppi di studenti dell’ età di 18-29 anni sono stati sottoposti dai ricercatori ad un piccolo test, ai primi è stato fatto provare un gioco “innocuo” mentre al secondo gruppo uno violento, poi a entrambi è stata registrata la risposta cerebrale mentre guardavano una serie d’immagini violente: i primi risultavano più impressionati e scossi dei secondi.

Ma quindi è meglio chiudere tutto è non giocare più?

Gli studi effettuati dimostrano che un uso continuo di questi videogiochi oltre ad abbassare la nostra “percezione” della violenza provocano dipendenza.

Quindi teoricamente se il tempo di gioco si limitasse ad una o due ore al giorno, non vi dovrebbe essere nessun problema;anche se sarebbe sicuramente meglio non giocare ai videogames e piuttosto andare a fare una partita a pallone.

Ma tutti i videogames sono dannosi?

Ovviamente no!                                                                                                                   Molti videogames aiutano soprattutto i bambini ad acquisire competenze che coinvolgono immaginazione e anche logica.                                                               Basti pensare ai giochi di problem solving o giochi in cui vanno eseguite delle istruzioni, questi giochi aiutano a mettere in moto il cervello in modo positivo.       Sicuramente anche un uso smoderato di questi giochi può portare effetti negativi al cervello.

E tu? Quante ore al giorno giochi ai videogames? Fai sapere agli altri il tuo parere riguardo i videogames commentando 😉

Gli Hacker sono davvero i cattivi del Web?

Purtroppo al giorno d’oggi programmi televisivi e giornali non fanno altro che bombardarci con informazioni del tipo “Hacker attaccano sito rubando i soldi…” oppure “Hacker diffondono virus!” .

Quando ci viene chiesto chi sia un hacker la prima cosa che ci viene in mente è il termine “pirata informatico” ovvero una persona che cerca di sabotare o distruggere qualsiasi sistema solo per mostrare la sua superiorità.

Questa descrizione però non si addice ad un hacker ma piuttosto ad un cracker!

Non tutti però sanno che il termine “hacker” indica una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte senza danneggiare le altre persone!

L’errato luogo comune che associa l’hacker ad un criminale iniziò a diffondersi intorno agli anni ’80 in seguito all’uscita di un film di nome Wargames.

Il film contribuì in modo considerevole a diffondere la figura dell’hacker come quella di un ladro che faceva irruzione nei sistemi informatici per distruggere, manipolare o acquisire informazioni, il protagonista del film, David, non è altro che un ragazzino il quale riesce attraverso la conoscenza del computer a cambiare i suoi voti di scuola o intrufolarsi in vari server di livello mondiale.

Questo film spinse soprattutto i giovani ad avvicinarsi all’informatica, ma molti di essi lo fecero non per creare o inventare qualcosa di nuovo ma solo per dimostrare la loro superiorità distruggendo o rubando.

Questa larga diffusione di cyber-teppisti  fece nascere la paura collettiva nei confronti dell’hacker, che verrà da allora visto come una piaga della società.

Solo gli hacker degli anni novanta, che si faranno chiamare “liberatori dell’informazione”, cercheranno di restaurare gli ideali proposti dai primi hacker e di “risanare” l’immagine negativa che ormai l’intera società si era fatta di loro.

Al giorno d’oggi l’immagine dell’hacker è stata parzialmente rivalutata grazie alla possibilità da parte dello stato o delle banche di utilizzare gli hacker per creare sistemi di difesa informatici sempre piu all’avanguardia contro i virus o gli attacchi dei craker.

Oggi giorno gli hacker si dividono in tre categorie:

White-hat: ovvero gli hacker che si oppongono all’abuso dei sistemi informatici i                 cosiddetti hacker etici.

Black-hat: gli hacker che compiono azioni criminali(cracker).

Grey-hat : coloro che si collocano tra i white ed i black.

E’ quindi bene saper distinguere tra un hacker ed un cracker!

E tu? Cosa ne pensi della criminalità informatica? Pensi di appartenere alla categoria dei white o dei black?

Fai conoscere la tua opinione commentando!!

Il Digital Divide

Il Digital Divide è quel termine che indica il divario esistente e persistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie digitali e chi invece non può.  Ma è definito anche come la distanza che separa la parte della popolazione mondiale ricca di informazioni, con un’alta istruzione e maggiori risorse economiche, da quella povera di informazioni, caratterizzata da livelli di istruzione bassi, povertà economica, dalle minoranze sociali ed etniche.

Questo fenomeno sembra molto lontano dalle nostre realtà ma purtroppo non è così!

Da alcuni dati instat è infatti risultato che quasi la metà della popolazione italiana (circa il 53%) non possiede ne un computer ne una connessione internet!Questo dato è molto preoccupante rispetto alle realtà degli altri paesi, ad esempio basti guardare l’Inghilterra dove circa l’83% della popolazione è connessa ad internet.

  • Le cause del Digital Divide dipendono da diversi fattori socioeconomici ma quelli che accentuano di più questo fenomeno sono sicuramente:                                                         -La mancanza di infrastrutture di base o avanzate (ad esempio in Italia la scarsa copertura della banda larga) dovute essenzialmente ad un fattore economico
  • L’analfabetismo della maggior parte degli utenti e soprattutto dei giovani

E’ molto importante quindi cercare di contrastare questo digital divide per prevenire un’ulteriore divisione della società, per permettere a tutti di avere un accesso ad internet e di avere la possibilità di rimanere al passo con la tecnologia.

Qui sotto vi posto una registrazione presa da you tube di “Salva con Nome” un programma di RaiNews a cura di Roberto Mastroianni e Carlo Infante in cui si discute di come in italia è stato affrontato il problema del digital divide..

E tu? Cosa ne pensi del fenomeno del Digital Divide? Conosci persone che non utilizzano internet o che non possiedono computer? In che modo andrebbe contrastato questo fenomeno?

Fai conoscere la tua idea commentando questo post!

by Alberto Isernia