Informazioni su robygambotto

Studente del corso Rivoluzione Digitale del Politecnico di Torino

Wikipedia: dalle sue radici, fino ai nuovi germogli

Wikipedia, l’enciclopedia più “sfogliata” al mondo. Chiunque abbia un computer ed una connessione disponibile, avrà sicuramente visitato questo sito moltissime volte.
Ma vi siete mai chiesti perchè Wikipedia esiste? Com’è nata?

Se non conosci il tuo strumento, non puoi usarlo bene
Questa è una regola d’oro che non vale solo per il digitale, si può applicare in generale ogni giorno.

Una mattina del gennaio 2001, il signor Jimmy Wales, insieme al suo collaboratore Larry Sanger, decide di fondare Wikipedia, una enciclopedia on-line che aveva l’ambizione di prendere vita grazie al contributo degli utenti della rete. L’idea, per quanto folle possa sembrare, non è stata poi così rivoluzionaria! Allo stesso modo erano nati giganti dell’open-source come Linux. Sì, perchè wikipedia, alla fine dei conti, è una enciclopedia open-source. Chiunque può fare una modifica qualsiasi, anche insignificante, ma pur sempre utile alla comunità.

Jimmy Wales & Larry Sanger, i fondatori di Wikipedia
[immagini prese da Commons(Wikimedia)]

Il successo di wikipedia non è dovuto solamente alla semplicità dei passaggi tramite i quali è possibile lasciare il proprio contributo (non è nemmeno necessaria una registrazione, basta premere [modifica], scrivere e salvare), infatti, senza la collaborazione delle persone “comuni” tutto questo non esisterebbe. Oggi, wikipedia in italiano conta qualcosa come 928 346 voci, e queste sono in continuo aumento ogni giorno! Abbiamo quindi la prova che, almeno sulla rete, esistono delle dinamiche tali da suscitare in molte persone una straordinaria voglia di aiutare e donare al resto del mondo il proprio tempo ed il proprio sapere.

A seguito di questi fatti, probabilmente inaspettati, Jimmy Wales ha deciso di dare vita alla Fondazione Wikimedia, questa fondazione nasce per sostenere la filosofia di wikipedia ed estenderla ad altri aspetti del digitale. E’ interessante l’estrema apertura di questo progetto, in ogni momento è possibile visitare il sito di Wikimedia e leggere quali sono stati i successi raggiunti (con un report annuale) e conoscere gli obiettivi futuri.
Wikimedia ingloba al suo interno, inoltre, diversi altri progetti molto simili a wikipedia, anche se ad oggi hanno una diffusione minore, eccone alcuni:

  • Wikiquote, una raccolta di citazioni ed aforismi
  • Commons, ricca collezione di contenuti multimediali (prevalentemente immagini) rilasciate su licenza Creative Commons e prevalentemente utilizzate nelle pagine di wikipedia
  • Wkibooks, libri di testo e scolastici che chiunque può leggere e modificare
  • Wikisource, biblioteca che raccoglie moltissimi libri in formato digitale (quelli non più protetti dal copyright)
  • Wikiversità, una serie di lezioni scolastiche in formato digitale per scuole di ogni ordine e grado
  • Wikizionario, un vero e proprio dizionario

Siccome la filosofia “wikipediana” è volta al rendere tutto disponibile a chiunque, quasi contestualmente all’apertura di wikipedia è stato reso disponibile il codice sorgente di MediaWiki. Questo software si può scaricare gratuitamente e installare sul proprio sito per aprire una piccola “wikipedia” personale. Facendo una piccola ricerca su google, si può notare che ormai diversi siti (più o meno famosi) hanno sostituito le “statiche” FAQ, con una piccola wiki; infatti, questo permette di avere una guida fatta dagli utenti (quindi senza grosso dispendio di risorse da parte dei gestori del sito), più completa e sempre aggiornata.

E’ una utopia pensare di applicare questa filosofia al mondo “analogico”? Sicuramente, un mondo dove tutti fanno qualcosa per gli altri senza nessun tornaconto è molto lontano dall’attuale realtà; in ogni caso nulla ci vieta di sperare che, poco alla volta, si possa seguire il buon esempio di wikipedia e portare qualche miglioramento alla società.

E tu cosa ne pensi? Posta la tua opinione nei commenti!

Storia della valutazione on-line. Stelline, feedback di ebay e social-sharing

Chiunque di noi abbia mai visitato ebay, il sito di compravendita online più conosciuto al mondo, sicuramente si sarà in battuto nei famosi feedback. Questo metodo di valutazione, però, non è nato con ebay; nè tantomeno con l’avvento di internet.

Il significato della parola “feedback” deriva infatti dalla fisica. Traducibile in italiano come “retroazione“, con questa parola si intende la capacità di alcuni sistemi (fisici, elettrici, elettronici) di modificare alcune loro caratteristiche (solitamente indicate come variabili di stato) in modo da mutare le condizioni del sistema stesso sulla base di impulsi o stimolazioni esterne. Detto in parole povere, il sistema è capace di “cambiare” in seguito a delle interazioni con l’ambiente circostante.

Tale concetto si può facilmente riflettere sulla natura umana; in quanto, l’uomo è in grado, solitamente, di ragionare! Questa capacità, gli permette di modificare alcune sue abitudini o comportamenti reagendo a dei veri e propri feedback che riceve dall’ambiente esterno e dagli altri individui. Evidentemente, con l’avvento del web “interattivo” (di cui ho già parlato tempo fa), qualcuno ha pensato di trasferire questo meccanismo di azione-reazione su internet, trasformando alcuni aspetti che coinvolgono la vita “informatica” delle persone, creando, di fatto, un sistema di valutazione on-line.

valutazione a stelle

Ecco un esempio di valutazioni “a stella”. Sono riportate le percentuali di voti positivi ed i relativi numeri di stelle.

Tutto è iniziato diversi anni fa con il sistema di rating (detto all’inglese) basato sulle famose cinque stelline; chiunque di noi le avrà viste almeno un centinaio di volte nella vita. Il sistema era semplice. “Mi piace”: 5 stelle; “Lo trovo pessimo”: 0 Stelle.
Questo strumento veniva sfruttato principalemente dai webmaster per avere un riscontro sui contenuti che pubblicavano nelle loro pagine. Chiunque poteva con un semplice click, dare un voto alla pagina; spesso questo sistema veniva affiancato alla possibilità di lasciare un commento più esteso, ma in ogni caso l’immediatezza della valutazione “0 to 5”, la rendeva di gran lunga la più utilizzata dagli utenti.

Con gli anni sono state concepite tecnologie che hanno reso più complessa la valutazione, andando oltre ad un semplice numero.
Per esempio, su ebay, il feedback è suddiviso in 3 livelli.

  1. Valutazione generale; in sostanza si decide se lasciare un feedback positivo, negativo oppure neutro.
  2. Valutazione a stelle di alcuni aspetti base; si può esprimere una votazione che va da 1 a 5 su quattro aspetti: comunicazione con il venditore, conformità della descrizione dell’oggetto, tempi di spedizione ed infine costi di spedizione e imballaggio. Personalmente, penso che non siano questi i criteri più adatti per valutare un venditore; l’esempio più banale riguarda i tempi di spedizione. Circa l’80% dei ritardi è da attribuire alle poste italiane, piuttosto che al venditore che spedisce il pacco! Spesso i compratori considerano solamente il tempo totale della spedizione in sè, tralasciando, per esempio, la qualità dell’imballaggio. Probabilmente l’idea di ebay è quella di mantenere basso il tempo necessario per lasciare un feedback, in modo da incentivare gli utenti a fare uso di questa funzionalità.
  3. Commento personale; questo ultimo grado di valutazione consiste nel lasciare un commento pochi caratteri che descriva l’avvenuta compravendita. Anche in questo caso, difficilmente si vedono commenti negativi anche se il cliente non è pienamente soddisfatto; questo, a mio parere è dovuto al fatto che il venditore dovrà lasciare a sua volta un feedback al compratore, e quindi si può facilmente creare una situazione del tipo “io ti valuto bene, perchè così tu valuterai bene me”.

L’insieme dei feedback ottenuti da ogni utente di ebay, crea una vera e propria reputazione su questo sito. La prima cosa che un compratore guarda, sono i feedback del venditore; se un utente ha un’alta percentuale di feedback negativi, o un basso numero di feedback raccolti, è molto facile che venga evitato; in quanto non è garantita la sua affidabilità. Viceversa, un venditore che ha decine di migliaia di feedback, magari positivi a più del 99% avrà una reputazione decisamente migliore e per lui sarà più facile vendere prodotti. In aggiunta a questo, spesso vengono considerati  in modo positivo i venditori che accettano sistemi di pagamento più sicuri o garantiti; per esempio PayPal.

Oggi, il nuovo sistema di valutazione, sembra essere diventato il “Like” di facebook, o meglio, la condivisione sui social network di un determinato post, articolo o contenuto multimediale. Da facebook, a twitter, a google+…sempre più spesso nelle pagine dei siti web sono presenti piccoli bottoni per mettere un “mi piace” o condividere con i propri amici determinati contenuti!

Esempio bottoni "Share"

Un esempio di bottoni per la condivisione presenti sul nostro blog.

E’ possibile che, in un futuro non molto lontano, prima di entrare in un negozio sarà possibile collegarsi su un social network e controllare quanti “feedback” positivi quest’ultimo ha ricevuto dai nostri amici; questo rivoluzionerebbe non di poco le strategie di mercato presenti oggi nel mondo “analogico. Il costo reputazionale delle aziende subirebbe un aumento vertiginoso, in quanto un cliente insoddisfatto potrebbe fare cattiva pubblicità a centinaia di persone contemporaneamente!
Non resta che aspettare e vedere come si evolveranno i fatti, io penso che sarebbe sicuramente un forte incentivo per la concorrenza e potrebbe portare le attività commerciali a offrire sempre il meglio ai loro clienti.

Risultati del “Sondaggio Tecnologico”

Come avrete sicuramente notato, da circa due mesi è presente sul nostro blog il sondaggio tecnologico. Oggi, 18 maggio 2012, termina il periodo di raccolta dei voti.

Per rappresentare meglio i risultati, ho pensato di realizzare una piccola presentazione su prezi.com (cos’è?).

AnteprimaPrezi

Clicca sull’immagine per andare alla presentazione. Una volta aperta la pagina, sara sufficiente cliccare sui bottoni di controllo (i triangoli a dx e sx) per andare avanti o indietro.

Visto l’alto numero di persone che non avevano mai sentito parlare di Web 3.0, e visto che ormai quest’ultimo inizia ad entrare nelle nostre vite (e continuerà a farlo nel futuro imminente); ho pensato di aggiungere alla presentazione una parte che descriva in maniera non troppo complicata questo “Web 3.0 e i cambiamenti che porta con sè.
La speranza è di spiegare agli utenti medi di internet, cosa ci aspetta da qui a due, massimo tre, anni. Google sta iniziando a muoversi in questa direzione proprio negli ultimi giorni, introducendo il Knowledge Graph (già disponibile in Google.com, sarà presto reso accessibile anche da Google Italia; sul sito viene riportato un esempio di ricerca riguardo Van Gogh, grazie a questo sistema vengono riportati subito in alto le principali informazioni riguardo a questo pittore, e in seguito i siti che ne parlano.

Prezi.comè un sito molto utile per creare presentazioni di ogni genere. Questo strumento, si scosta dall’usatissimo “PowerPoint” per la sua dinamicità; infatti è possibile creare facilmente una mappa concettuale ed in seguito un “percorso” che guida l’utente e anima il diagramma, creando così una presentazione che dovrebbe permettere di trasmettere concetti in maniera più efficace rispetto alle statiche presentazioni fatte con PowerPoint.

Fonti a cui mi sono ispirato per la spiegazione del Web 3.0 nella presentazione:
Nota: non era possibile inserirle direttamente nel grafico, sono comunque riportate nella descrizione del documento su prezi.com
Wikipedia – Web 2.0
Wikipedia – Web 3.0
GraphicBoulevard.com – Web 3.0, Semantic Web, Intelligenza Artificiale
About.com – What is Web 3.0? (In inglese, ma i concetti sono ben schematizzati)

Evoluzione dell’interfaccia – Interazione uomo-macchina

Oggi ci sembra scontato poter cliccare ovunque sullo schermo del nostro personal computer, ma non è stato sempre così! Forse non tutti sanno che, salvo rarissime eccezioni, è possibile controllare i programmi a schermo solamente tramite tastiera, vi siete mai chiesti come mai?

L’utilizzo così radicato della tastiera deve essere attribuito al fatto che il mouse è una periferica che si è sviluppata diversi anni dopo la diffusione dei primi computer. Infatti, i primi dinosauri informatici, posseduti solitamente dalle università, disponevano di una serie di terminali (schermo+tastiera), attraverso i quali, su prenotazione, era possibile eseguire e lanciare programmi inviando al cervellone una serie di istruzioni tramite linea di comando.

Una foto di un S.E.A.C., la prima generazione di computer elettronici (1950)

Questo perchè? Beh, negli anni ’40, i primi “calcolatori”, disponevano di risorse molto limitate, la completa assenza di circuiti integrati e l’impiego delle valvole rendeva questi macchinari infinitamente più lenti rispetto a quelli sviluppati in seguito (basti pensare che la prima memoria RAM di ben 1 Kbyte venne prodotta da Intel nel 1970)…era quindi necessario limitare lo spreco di risorse per “fronzoli grafici”, concentrando tutta la “potenza” del computer sull’aspetto di puro calcolo!

La prima interfaccia che venne quindi implementata, fu la linea di comando, ancora in uso oggi per sistemi operativi come Unix (e sue distribuzioni) oppure per altre applicazioni da installare per esempio su server (dove solitamente l’interfaccia non ha una grossa utilità). Ovviamente questa interfaccia, seppur poco dispendiosa di risorse, ha diversi contro; in primo luogo è indispensabile conoscere a priori i comandi da inviare al sistema e sicuramente è molto difficile, per un utente medio, accedere a questa risorsa!

Un esempio di interfaccia testuale (in questo caso si tratta del prompt dei comandi di Windows). E’ possibile riconoscere alcuni classici comandi come “dir” che elenca il contenuto della cartella in cui ci si trova.

Questo articolo narra, in breve, la storia di un’invenzione che ha cambiato completamente la comunicazione uomo-macchina: il mouse! In sostanza, questo “aggeggio” nasce con l’intento di acquisire il suo spostamento sulla scrivania, per trasferirlo ad un puntatore sullo schermo. Questa idea (già progettata nel 1963) venne brevettata dalla Xerox che nel ’73 realizzò il primo mouse “a pallina”.

Insieme all’introduzione del mouse, venne realizzattata la prima GUI (Graphic User Interface). Infatti, grazie anche allo sviluppo del primo microprocessore (by Federico Faggin, Italiano), si poteva iniziare a pensare a dei computer di dimensioni più ridotte e soprattutto abbastanza potenti da poter reggere qualcosa di più complesso rispetto alle vecchie linee di testo bianche su sfondo nero. La GUI era infatti un sistema che permetteva all’utente di vedere in modo grafico le azioni che stava compiendo e i comandi che stava inviando al computer! Per esempio, per aprire un file, bastava semplicemente “fare click” due volte sopra l’icona; anzichè digitare un comando relativamente complesso, simile a: “open C:\\Users\Documents…\\file.txt”.

Con il passare degli anni, queste finestre in scala di grigio, hanno subito grandi cambiamenti e mutazioni sfruttato sempre di più le risorse dei computer che, al contempo, diventavano sempre più potenti; oggi, le finestre che popolano i nostri monitor sono sempre più curate graficamente, questo per rendere più accattivante il sistema operativo che, seppur sembri molto lontano dalle vecchie linee di codici astrusi, a nostra insaputa “traduce” ancora tutti i nostri input “visuali” nei vecchi comandi testuali che hanno costituito le basi delle interfacce moderne.

In ordine: Mac GUI (1984), Windows 3.0 (1990), Windows 95 (1995), Mac OS 8 (1997), Windows Vista (2007), Mac OS X Leopard (2007)

E il futuro? Per quanto riguarda il futuro prossimo, ossia l’unico su cui si possono fare previsioni quantomeno plausibili, è molto probabile che vedrà l’applicazione delle tecnologie touch-screen su diversi dispositivi. La possibilità di interagire con il nostro computer o terminale grazie al solo contatto è una cosa veramente rivoluzionaria.
A tal proposito, i laboratori della Disney (incredibile, la Disney ha dei laboratori di ricerca!) hanno sviluppato una nuova tecnologia chiamata “Disney Touché” in grado di rendere sensibile al tocco una qualunque superficie. Questa tecnologia, unita agli schermi trasparenti e flessibili che sta sviluppando Samsung apre le porte ad un futuro ricco di nuovi interessanti device!

Lotta all’evasione? Un aiuto grazie ad internet!

Uno scontrino fiscale su un bancone di un bar

Quante volte vi sarà capitato di entrare in un bar, ordinare un caffè, pagare e…non ricevere nessuno scontrino. Beh, questo fenomeno si chiama evasione fiscale, e di scene come questa, in Italia, ce ne sono un’infinità ogni giorno.
Il progetto tassa.li nasce con l’intento di aiutare le forze dell’ordine (in particolare la Guardia di Finanza) nelle loro operazioni di lotta all’evasione.

La legge Italiana spiega in modo esplicito che:

L’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale a fronte dell’incasso di un pagamento per la cessione di beni o la prestazione di servizi è parte degli obblighi fiscali dei commercianti e di chi fornisce servizi al pubblico.

Tutti, però, sappiamo bene che spesso alcuni commercianti poco onesti, vengono meno a questo obbligo, vìolando di fatto la legge.
E’ importante sapere che una volta emesso lo scontrino, il venditore non potrà più nascondere al Fisco la transazione in questione, e di conseguenza sarà costretto a pagare le tasse che gli spettano!
Al contrario, nel caso in cui non venga rilasciato lo scontrino e non ci sia un controllo specifico da parte della finanza, il commerciante può evitare di dichiarare tale guadagno e di conseguenza non pagare le imposte su di esso.

Gli sviluppatori di tassa.li hanno pensato che era possibile sfruttare la collaborazione della gente onesta per aiutare le forze dell’ordine nel loro lavoro e col fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema.
Infatti, grazie a questo progetto è possibile fare una segnalazione sul sito ogni volta che si incorre in un episodio di evasione fiscale.

cartina

Uno screenshoot della mappa con le segnalazioni

Il tutto si basa (un po’ come prezzibenzina.it, di cui abbiamo parlato in un articolo precedente) su sistema di segnalazione completamente in mano a degli utenti volontari. Chiunque può andare sul sito e aggiungere sulla mappa online un “segnaposto” che corrisponde alla posizione approssimata dell’esercizio commerciale che ha evaso le tasse non rilasciando lo scontrino fiscale.
Insieme alla posizione, viene richiesta la data, la somma non dichiarata e che tipo di attività si sta segnalando (bar, ristorante, negozio, servizi, etc…)

Guardia di Finanza - Some right reserved

Stemma della Guardia di Finanza

A questo punto viene passata la palla alla Guardia di Finanza che può decidere, per esempio, di effettuare un numero maggiore di controlli nelle zone che presentano una forte concentrazione di segnalazioni, oppure dove sono riportate grosse somme di denaro.

Infatti, i dati forniti, godono di una buona affidabilità proprio perchè sono riportati sulla mappa ogni giorno da quasi 50 mila utenti; e sino ad oggi sono stati segnalati più di 13 milioni di euro grazie agli 80 mila diversi casi di evasione riportati dai cittadini.

E’ possibile contribuire a questo utile progetto, proprio come prezzi benzina, in due modi; direttamente dal sito, compilando il modulo che viene proposto, oppure scaricando ed utilizzando le applicazioni per iPhone e Android.
Ovviamente nel secondo caso sarà più semplice fare la segnalazione in modo istantaneo grazie all’aiuto del GPS che si occuperà di rilevare in automatico la posizione in cui ci si trova (presumibilmente quella del negozio), riducendo ancor più il tempo dell’operazione.

Personalmente, leggendo anche questo articolo su TgCom24, sapere che l’evasione fiscale in Italia equivale quasi al 17% del Pil mi lascia abbastanza perplesso; in quanto penso che se tutti pagassero ciò che gli spetta, probabilmente pagheremmo tutti meno (o perlomeno ci sarebbero più fondi da investire, per esempio, in università e ricerca).
Sapere di poter contribuire insieme ad altre migliaia di persone con le mie segnalazioni per combattere questo fenomeno, mi fa pensare che forse non tutti, anche se spesso così sembra, pensino solamente a se stessi.

Sondaggio Tecnologico – La video intervista!!!

Tempo fa, pensai di pubblicare un sondaggio (ancora in corso) che poneva tre domande riguardo alcuni aspetti della tecnologia in relazione con la vita delle persone, focalizzandosi principalmente sul quotidiano.

In seguito, ho deciso di completare questo sondaggio con una video intervista che finalmente è giunta al suo stadio finale: la pubblicazione su youtube e sul nostro blog!

Le domande dell’intervista (leggermente adattate) sono state poste a tre persone che hanno un “rapporto” con la tecnologia molto differente:

  1. Barra Federica, una giovane studentessa che frequenta le scuole superiori; grazie alle sue risposte ho scoperto che le L.I.M. (lavagne multimediali) sono già abbastanza diffuse nelle Scuole Italiane e vengono già utilizzate da un discreto numero di docenti per presentare le lezioni!
  2. Buzio Filippo, docente di Informatica & Sistemi; ha approfittato dell’intervista per spiegare in maniera molto semplice, ma completa, cosa sono gli e-book (ben diversi dal pdf del libro scannerizzato) e quali sono le principali caratteristiche innovative del Web 3.0 (a proposito, clicca qui e leggi la nota!).
  3. Re Enedina, impiegata addetta logistica; ha potuto dare una testimonianza di come la tecnologia sia stata davvero rivoluzionaria in ambito lavorativo e di gestione di dati! Ricordandoci però, che la tecnologia, come qualsiasi cosa, deve essere utilizzata con un minimo di competenza in modo da evitare disastri!

Augurando a tutti una buona visione, vi lascio al video!
Se il post vi è piaciuto, commentate e dite la vostra opinione!!!



Nota: E’ interessante notare come due persone su due, non esperte in campo informatico, conoscano pochissimo il web 3.0! Questo fatto è abbastanza rilevante! Da poco Google ha deciso di muoversi verso WolframAlpha (vedi articolo – Corriere della Sera), implementando una ricerca di tipo semantico…uno degli aspetti che caratterizzano il web 3.0 e lo differenziano dal 2.0, quello attuale!!!
Ecco quindi che questo nuovo strumento, sebbene ancora sconosciuto, inizia ad avvicinarsi ed entrare silenziosamente nella nostra vita quotidiana!

Tutti uguali, per condividere

Peer-to-peer, un termine inglese soggetto a diverse interpretazioni, positive o meno, non sempre corrette! Ma vediamo insieme di cosa stiamo parlando…

Il Peer-to-peer è un’architettura logica ideata per le reti informatiche.
In questa architettura tutti i “nodi” della rete sono allo stesso livello ed equivalenti (peer in inglese); al contrario dell’architettura client-server su cui si basa il Web (cosa ben diversa da Internet, nonostante spesso i due termini vengano confusi!).

La dote principale del peer-to-peer (P2P) è quella di permettere la condivisione di un file sulla rete da parte di tutti gli utenti che ne hanno una copia sul loro computer.
Questo cosa vuol dire? Beh, immaginate di dover scaricare un applicativo per il vostro computer: il file di installazione sarà presente su un server (presumibilmente del proprietario di questo software) che, alla vostra richiesta, vi invierà una copia del file!

Tutto bene fino a quando il server è in grado di inviarvi tale file…ma se per qualche malfunzionamento questo server smettesse di funzionare o avesse problemi di connessione? Il file non sarà accessibile fino al ripristino del nodo non compromesso!
Nasce
quindi l’esigenza, per file di grosse dimensioni, di avere una stabilità maggiore e la possibilità di ottenere il file da qualsiasi utente connesso e in qualsiasi momento: ecco che il P2P trova la sua applicazione!

Esempio di condivisione tramite Peer-to-peer.
Sebbene l'immagine rappresenti un computer più grande, questo non è da confondere con un server, bensì è solamente il computer da cui "parte la condivisione"

Grazie a questa architettura, infatti, chiunque abbia una copia del file in questione, lo mette in condivisione (in seed, nel gergo) e chiunque può mettersi in ricezione e, a piccole parti (solitamente da 4MB, divisi in 256 blocchi), ricostruire l’intero file man mano che lo riceve, anche da utenti diversi (una specie di download in multi-tasking che con la tecnologia client-server non era assolutamente possibile!!!).

Le icone rispettivamente di eMule & uTorrent

Sebbene questa tecnologia (insieme al protocollo BitTorrent su cui si basa) sia nata per nobili ragioni, purtroppo, con il tempo è stata principalmente utilizzata per la condivisione di file in modo non legale!

E’ importante però sapere che eMule, uTorrent e altri di questi programmi che sfruttano tale protocollo NON hanno solamente lo scopo di favorire la pirateria nel campo del software informatico!

Il download di Ubuntu disponibile anche tramite peer-to-peer (torrent).
Clicca per ingrandire l'immagine

Un esempio di uso virtuoso del P2P è Ubuntu: il download di questo sistema operativo è disponibile tramite il classico download dal server del sito, oppure tramite il peer-to-peer!
Nella sezione del sito dedicata ai download è possibile leggere la dicitura: “…in questo modo non intaserai i server della comunità e beneficerai della massima velocità…”

Condividi Collabora – Folding@Home

Il secondo post della rubrica CondividiCollabora è dedicato al progetto Folding@Home.

Ma di cosa si tratta? e soprattutto, cosa c’entra con questa rubrica?
Troverai la risposta a queste due cruciali domande nelle prossime righe!

Innanzitutto, parlando di Folding@Home, ci riferiamo ad un progetto lanciato dall’Università di Stanford in collaborazione con molte grandi anziende produttrici di componenti hardware, in particolar modo microprocessori, per computer (vedi: Dell, Intel, ATI, Nvidia).
L’iniziativa si pone l’obiettivo di creare una rete di computer, interconnessi tramite un software sviluppato dall’università, a disposizione dalle università per effettuare operazioni di calcolo che altrimenti richiederebbero lunghissimi tempi;
grazie a questo sistema
, è come se le università avessero a loro disposizione un mega-computer contenente migliaia di CPU atto ad gestire ed esguire grandissime moli di dati/calcoli.
Tutto ciò può essere considerata la definizione di “calcolo distribuito”.

Nello specifico, la grandissima potenza di calcolo generata da questa rete, viene sfruttata principalmente per la simulazione dell’avvolgimento (folding) delle proteine.
Questa operazione, seppur possa sembrar banale o inutile, permette invece di studiare il comportamento di proteine coinvolte in malattie come Alzheimer, Parkinson e addirittura alcune tipologie di cancro!

Un esempio di Folding Proteico completato solo in parte, ecco cosa ogni CPU contribuisce a generare.

Vediamo ora quali sono le modalità con cui è possibile dare il proprio contributo.
Abbiamo parlato di un software che gestisce la rete, permettendo ai singoli computer di ricevere una serie di istruzioni, rielaborare e rimandare il tutto al laboratorio di ricerca.
Tale software si può scaricare all’indirizzo: http://folding.stanford.edu/English/Main
Dopo averlo installato, ogni volta che faremo partire questo programma, il nostro computer inizierà subito a dedicare parte della sua CPU per effettuare calcoli ricevuti direttamente da Stanford.
Sarà possibile, inoltre, vedere online le proprie statistiche, ad esempio:

  • numero di operazioni “donate”
  • quantità delle calcoli eseguiti dell’eventuale team a cui si appartiene
  • ammontare di TeraFlop della rete
  • totale delle ricerche completate grazie alle varie piattaforme (Windows, MacOS, PlayStation3 [*1*])

Non resta che iniziare a collaborare e sperare che questo sistema si diffonda e possa portare alla scoperta di nuove cure!

 

[*1*] Ebbene sì, caro giocatore incallito! 🙂
Hai letto bene, anche tu potrai collaborare lasciando accesa la tua PS3!
Tra una partita e l’altra l’applicazione si avvierà automaticamente in modo da non “sprecare” il tempo in cui il processore è inutilizzato!

La melodia dell’evoluzione!

Come da titolo, oggi vorrei proporre a tutti quanti una riflessione sul cambiamento che la tecnologia ha portato al “settore” musicale!

Il nostro escursus parte da molto lontano, infatti il primo caso in cui si poteva parlare di riproduzione di musica potrebbe essere collocato nel medioevo; in questo periodo, infatti, le corti erano piene di menestrelli che, previa pagamento, suonavano canzoni su richiesta e rallegravano le feste dei nobili!

Ma siccome dare vitto e alloggio a un menestrello non era poi così economico, il passo successivo, facendo un grosso salto, fù proprio l’invenzione del primo supporto di registrazione audio, arrivato proprio grazie allo studio della fisica e dei comportamenti delle onde; il primo macchinario in  grado di leggere dei dischi era il grammofono (erede del Fonografo), grazie al quale si poteva riprodurre le 5 canzoni incise su un lato del disco ogniqualvolta se ne avesse avuto voglia.
La tecnologia in questo caso, diede la possibilità di stampare “in serie” i dischi (grazie al vinile, una resina particolarmente adatta per la lettura attraverso lo sfregamento della testina e sicuramente molto più semplice da modellare rispetto alla ghisa dei cilindri del fonografo) piuttosto che registrarne uno per uno; rendendo così sempre più diffusi, dapprima i JukeBox, e in seguito i giradischi. Erano nati i famosi 33giri e per la prima volta la musica era a disposizione di tutti in maniera relativamente economica!

Anni dopo si diffusero le audiocassette, un sistema completamente diverso di registrazione basato su un nastro magnetizzato che veniva fatto scorrere su una testina di lettura capace di sfruttare le interferenze elettromagnetiche generate dal nastro in modo da produrre delle onde sonore che corrispondevano alla registrazione presente sulla cassetta.

Dopo qualcho anno, grazie all’avvento del digitale si arrivò al  primo compact-disc (anche noto come CD): in linea di principio era come i vecchi dischi in vinile, ma decisamente più compatto! Questo disco permetteva (e permette) di memorizzare al suo interno ben 13-15 tracce nel formato non compresso: circa lo stesso numero di canzoni registrabili su disco in vinile inciso sui due lati, ma occupando uno spazio circa tre volte inferiore!

L’avvento della musica in formato digitale ha portato al fenomeno della copia dei CD nonostante le protezioni che i produttori si sono inventati con il tempo.
Oggi, con la possibilità di scaricare musica legalmente da internet, pagando cifre decisamente più ragionevoli rispetto al CD (circa 9€ per un album contro i 25€ per un CD con le stesse canzoni), si spera che la pirateria in ambito musicale possa tornare ad essere un fenomeno marginale.

Resta da interrogarsi se il fenomeno della pirateria avrebbe potuto non espandersi se i produttori delle case discografiche avessero fissato sin da subito prezzi meno alti e più onesti! (cosa che pare stiano iniziando a fare solamente adesso grazie alle vendite on-line)

E tu cosa ne pensi? Commenta questo post e dì la tua!!!

PrezziBenzina.it – Condividi Collabora

Ecco il primo post della rubrica “Condividi Collabora“!!!

Oggi parleremo di PrezziBenzina.it, un sito che prova a contrastare il caro-carburanti dando la possibilità agli automobilisti di collaborare l’un l’altro per sapere sempre qual’è il distributore meno caro e più vicino!


(Click per ingrandire)

Tutto il sistema si basa su una specie di google maps (infatti le librerie di google, essendo libere, si possono utilizzare e modificare a piacere), mostrando di fatto la classica cartina, con l’aggiunta però, al posto dei PDI (Punti di Interesse), dei distributori!!!

Cliccando sull’icona di un distributore, si può subito conoscere i prezzi praticati all’ultimo aggiornamento…e qui entra in gioco la Collaborazione!
Infatti, non c’è nessun complicato programma che si occupa di tenere aggiornati i prezzi delle migliaia di benzinai presenti sul territorio italiano; Gli aggiornamenti sono fatti proprio dagli utenti del sito che, ogni qualvolta hanno intenzione di contribuire, possono facilmente inserire i nuovi prezzi aggiornati di un dato distributore!

Ecco allora che, maggiore sarà la voglia di aiutare degli utenti, maggiore sarà l’efficienza del servizio erogato da PrezziBenzina!!!

Il sito tiene lo storico di tutti gli aggiornamenti; in modo da generare, con il tempo, un grafico che ad oggi è un rapido e immediato mezzo per deprimersi!!!
Inoltre sono disponibili altre simpatiche funzioni come:

  • Prezzo più basso in Italia
  • Gestore meno caro
  • Media nazionale
  • Numero di aggiornamenti al giorno
  • Città/Regioni che vengono aggiornate più spesso

e molti altre statistiche che permettono anche al visitatore di rendersi conto dell’efficienza di un servizio che si basa esclusivamente su persone che, in 15 secondi, aggiornano il prezzo del distributore dove si sono appena serviti!

Il sito dispone anche di un’App per diversi dispositivi portatili, attraverso la quale si possono controllare i distributori vicini e anche, eventualmente, aggiornare i prezzi!
Qui sotto due screenshot dell’App, a sinistra la mappa (in verde viene indicato, di volta in volta, il distributore più economico tra quelli presenti sullo schermo) mentre a destra c’è la finestra con le informazioni del benzinaio (nelle impostazioni io ho scelto il filtro “solo diesel”, per questo non c’è il prezzo della benzina)

Da notare che, la funzione di catalogazione dei distributori è molto simile a wikipedia, infatti chiunque può segnalare un nuovo distributore, o modificare la pagina di un’altro…