Internet Addiction!

L’avvento di internet e delle nuove tecnologie ha sicuramente portato, nei giovani e non solo, tantissime novità positive ma anche negative, come ad esempio il fenomeno dell’ “internet addiction” ovvero della dipendenza da internet.

Sempre più adolescenti infatti tendono a trascorrere intere giornate e nottate su giochi di ruolo o su internet astraendosi del tutto da quella che è la vita reale, diventando così dipendenti da una realtà virtuale.

Per rispondere ad alcune domande vi invito ad ascoltare l’intervista fatto al professore Federico Tonioni, esperto del Policlinico Gemelli di Roma :

In cosa consiste la dipendenza da internet ed in che modo si manifesta?

Come descritto dal professor Federico Tonioni esistono 5 categorie di dipendenze da internet legate a :

  • social network – questa dipendenza è legata all’uso somodato di collegamenti sociali come ad esempio facebook o twitter.
  • pornografia
  • information overflow – ovvero l’assidua ricerca di materiale su internet senza però avere uno scopo preciso.
  • gioco d’azzardo
  • giochi di ruolo (MMORPG)

Si parla di dipendenza nel momento in cui una persona oltre a passare un enorme quantità di tempo su internet (dalle 16 alle 18 ore al giorno) tende a ritirarsi lentamente dalla società.                                                                                                        Ragazzi che pur di giocare a questi videogiochi saltano la scuola, il lavoro, le amicizie costruendosi un mondo parallelo dove possono crearsi una nuova identità,  cambiando aspetto, nome, professione, stile di vita,diventando in tutto e per tutto un’altra persona.

Qual’è il rischio legato a queste dipendenze?

Il vero rischio soprattuto dal punto di vista degli adolescenti è quello di ricorrere sempre e solo allo schermo del pc, quindi a un filtro, per comunicare più facilmente con amici o conoscenti diventando così ” un po meno umani” e disimparando quindi ad avere una relazione sociale con qualcun’altro senza l’utilizzo di internet.

In che modo viene curata questa dipendenza?

Bisognerà inizialmente avere un dialogo con uno psicologo che permetta di far venire a galla il problema nascosto sotto la dipendenza e successivamente recuperare l’emotività persa ed imparare ad approcciarsi correttamente a livello sociale.

Sicuramente bisogna trovare il giusto equilibrio tra la vita reale e la vita digitale ,cercando di limitare l’utilizzo di internet a vantaggio di un attività più pratica e che magari ci permetta anche di interagire con la società e di farci sentire parte di essa.

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XBox 360 E NATAL: LA RIVOLUZIONE DEI VIDEOGIOCHI?

La notizia che da un po di tempo aleggiava nell’aria ma che sembrava solo essere una bufala inizia ora invece a prendere forma..anzi sta quasi per diventare realtà rivoluzionando così quello che è il campo delle console e dei videogiochi!

Proprio in questi giorni la casa produttice Microsoft ha annunciato l’imminente arrivo ,per il 26 ottobre di quest’anno, del nuovo dispositivo di gioco per X-Box 360  chiamato “NATAL” .                                                                                                    Il dispositivo, basato sul motion capture , sarà in grado di far diventare il giocatore stesso un controller vivente in base alle sue azioni, movimenti e voce.

Qui potete trovare un video esplicativo delle varie funzioni di questo dispositivo:

 

Ma come fa NATAL a leggere i miei movimenti?

Il cuore di Natal è un microprocessore che gestisce una una webcam 3D (visione stereoscopica) ed un microfono multidirezionale grazie ai quali quasi ogni movimento del nostro corpo e ogni suono saranno registrati e riprodotti!                     Maggiori dettagli purtroppo verranno svelati domani mercoledì 13 giugno nel corso di E3..

Quanto verrà a costare un gioiellino simile?

Nonostante le apparenze e le prime voci che avevano annunciato prezzi esorbitanti, casa Microsoft ha  rassicurato la sua clientela affermando che il costo del dispositivo non supererà i 100 euro anche se esso andrà comunque collegato alla console X-Box 360.

Di sicuro se casa Microsoft porterà a termine la sua impresa, riuscirà ad apportare una totale rivoluzione, diventando oltretutto leader incontrastato del settore.           Questo dispositivo oltre al campo video ludico potrebbe anche avere altri sbocchi ad esempio nel settore dell’home Entertainment o dell’automazione domestica.       Per saperlo basterà quindi aspettare il 26 ottobre!

Download: legale o meno? Scaricando si rischia una scarica di sanzioni?

In tutta Europa il download di materiale protetto è illegale. Questo è stato sancito da numerose leggi, sia europee che italiane. Queste ultime sono tutte raccolte nella legge n. 633 del 22 aprile 1941.
Come ho appreso su euro2001.com, questo il link.

“Articolo 1 :

Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.

Articolo 13:

Il diritto esclusivo di riproduzione ha per oggetto la moltiplicazione in copie dell’opera con qualsiasi mezzo, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, la incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione”.

Articolo 17:

Il diritto esclusivo di distribuzione ha per oggetto il diritto di mettere in commercio, di porre in circolazione o comunque a disposizione del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, l’opera o gli esemplari di essa“. ”

Si potrebbe pensare: “Bene, allora scarico da un sito canadese e sono a posto!”.
Nulla di più errato, commettere un’infrazione sulla rete significa commetterla dove si trova il terminale da cui si accede. Quindi, nonostante in Canada il download (ma non l’upload) sia legale (fonte) la legge applicata è quella Italiana, se vi trovate in Italia, francese, se vi trovate in Francia, e così via.

Si trovano siti che permettono di scaricare musica o altro gratuitamente, non durano molto. Per il nostro paese, se il server di questi siti si trova in Italia viene solitamente sequestrato altrimenti, com’è successo con il noto “ThePirateBay” l’accesso all’ip viene interdetto.
A scopo informativo, invito i lettori a visitare PirateBayItalia per apprendere alcuni modi con i quali aggirare le interdizioni IP.

Nel caso di motori di ricerca per file .torrent come Btjunkie e ThePirateBay le procedure di interdizione hanno rasentato l’illegalità, infatti in questo caso il termine “download illegale” è scorretto, poiché questo tipo di file contiene solo informazioni passive che permettono al client di download ( BitTorrent o uTorrent) di rintracciare i file che poi effettivamente vengono scaricati.
Nei casi come Megaupload, dove i server ospitavano fisicamente i file protetti da diritto d’autore, le procedure di “neutralizzazione” sono state invece dovute alla Legge.

Possedere file protetti dal diritto d’autore cui non si è entrato in possesso regolarmente è comunque illegale. 

Scaricare però non lo è sempre .
Il diritto d’autore protegge le opere intellettuali fino a 50 anni dopo la morte dell’autore, scaduti i quali non ci sono più impedimenti di carattere giuridico. Questo spiega ad esempio perché i discendenti di Dante non sono proprietari della Divina Commedia. Generalmente tutto quello che si produce personalmente ci appartiene, se possiamo provare che l’abbiamo ideato prima noi.
Alcune opere vengono rilasciate con particolari license che permettono la loro diffusione sotto determinate condizioni. Una di queste license è la Creative Commons (CC), che fa da egida ad esempio al nostro blog. Per vedere le licenze che proteggono una pagina web è sufficiente scorrere fino in fondo alla pagina e leggere quello che c’è scritto o cercare particolari loghi.

Esempio logo CC, preso dal fondo del nostro sito. Rilasciata con licenza CC, ovviamente.

Le license Creative Commons sono evidenziate da particolari loghi, come quello mostrato in figura.
Su Wikipedia, alla pagina Creative Commons sono elencate e spiegate le diverse tipologie di licenze CC.

Itunes permette di scaricare brani, sotto un piccolo versamento in denaro per brano scaricato. Questo sistema è legale.

Quindi se state scaricando, controllate in fondo al sito che tipo di licenza lo protegge e nel caso ci sia scritto qualcosa del tipo “All Right Reserved” smettete, ma solo se siete bravi cittadini.

Chi crea i virus?

Sicuramente girano molte “leggende metropolitane” riguardo a chi possa essere veramente il creatore di questi fastidiosi programmi!                                                 E molto probabilmente è quasi del tutto impossibile capire chi possa essere, al giorno d’oggi però ci sono due correnti di pensiero:

  • Alcune persone ritengono che a produrre i virus non siano altro che persone annoiate a cui piace prendersi gioco di altri utenti della rete più ignoranti di loro, i cosi detti Lamer.                                                                                       Il loro unico scopo sarebbe quindi quello di dimostrare la loro superiorità intellettuale!
  • Un secondo gruppo di persone è invece convinto del fatto che i virus non siano opere casuali create da eccentrici geni dell’informatica, ma tutt’altro siano un business su cui alcune persone hanno creato un vero e proprio impero!                                                                                                               Secondo questa ipotesi infatti sarebbero proprio le stesse case produttrici di antivirus a creare i virus ed a metterli in rete in modo tale da spingere la gente a comprare sempre nuovi antivirus!                                                                            Se questa ipotesi fosse vera sarebbe come pagare costantemente una sorta di “pizzo” virtuale senza il quale non si potrebbe essere sicuri di poter navigare tranquillamente su internet!

Queste sono solo alcune delle voci che circolano in giro, ma proviamo a riflettere meglio su quanto detto…

Ma cos’è un virus e come si crea?

Inizierei dicendo che purtroppo c’è sempre di più la tendenza a parlare di virus quando in realtà  si parla più di software maligno o malware in generale.

I virus (semplificando) sono programmi per computer che hanno lo scopo di danneggiare o compremettere il loro abituale comportamento.
Possono essere crati da programmi che li producono come ad esempio degli scipt (script kiddie è il termine per definire persone, generalmente con poche nozioni e confuse, che usano programmi fatti da altri per generare pseudo-virus) o da programmatori devoti a questa pratica.

I veri virus, quelli per intenderci fino al 1990 erano programmi davvero ingegnosi che per essere scritti necessitavano di una approfondita cultura sulle architetture delle CPU, tant’è che il significato del termine hacking più condiviso è:
l’atto di studiare il funzionamento di qualcosa (non necessariamente un computer) per ottenere il meglio da quello strumento e di fargli fare cose che non erano previste facesse.

Ma è così facile creare un virus?

No! Creare un virus che possa provocare seri danni e che permetta al suo creatore di rimanere nel perfetto anonimato è molto difficile! Ecco perché risulta strano il fatto di pensare che alcune persone impegnino ingenti quantità del proprio tempo per realizzare costantemente nuovi virus senza un tornaconto personale.

Ovviamente è possibile creare dei piccoli virus in pochi secondi, i quali però sono molto difficili da utilizzare poiché facilmente riconoscibili da un qualsiasi utente.       Ad esempio è possibile creare un virus in .batch come descritto da questa guida     –>http://www.morpheus-website.it/virbatch.htm

In definitiva non è così facile capire chi sia il vero artefice di questi affascinanti quanto pericolosi programmi, di sicuro però qualcuno lo fa e tutto ciò che noi possiamo fare per ora è continuare a comperare nuovi anivirus… o forse no?

Di la tua opinione commentando 😉


Come Pinocchio, anche Internet mente.

In passato quando qualcuno aveva un dubbio si rivolgeva  ai propri tutori per ricevere delucidazioni e magari, come accadeva a me, questi lo invitavano a cercare sull’enciclopedia o il dizionario. Ora Internet è diventato il principale archivio di informazioni, e i motori di ricerca sono la prima spiaggia per i cercatori di informazioni.

Personalmente ho sempre sentito parlare bene di Internet, i professori del corso “Rivoluzione Digitale” del Politecnico di Torino ad esempio hanno solo lodi per questa grande invenzione. Esiste però un altro lato della medaglia.
Cercando sulla rete cose a caso mi sono imbattuto in questo (prima in questo, ma mi pareva troppo stringato e poco credibile) articolo su La Stampa.it.
Secondo quanto scritto da La Stampa, nell’ultimo periodo c’è stato un aumento del fenomeno dello spam, con diffusione di false notizie. A quel link si trovano le supposizioni su cosa spinge una persona ad inviare “mail truffa” (dette “Pinocchio”) e suggerisce un modo per difendersi da queste: ovvero attivare un filtro anti-spam, solitamente incorporato nei gestori di posta elettronica. Personalmente non apro mai la cartella “Posta Indesiderata” e non mi è mai capitato di incappare in tranelli informatici (almeno via mail =D).

Letto quell’articolo mi è quindi venuto in mente di cercare opinioni negative riguardo Internet, e in particolar modo sulle informazioni che vi si possono trovare. Mi sono imbattuto in quest’altro articolo su ceifan.org. Ceifan è un sito che tratta peculiarmente la diffusione di informazioni false, e affini, come scritto sulla Home.
In quel post l’autore suggerisce 10 possibili motivi per i quali Internet è inaffidabile, e sono i seguenti:

” 1) Chiunque può pubblicare qualsiasi cosa su internet per qualsiasi scopo e renderlo credibile agli occhi di chi legge.

2) Non esiste alcun controllo su quello che viene pubblicato sulla rete e le falsità non sono rimosse anche se vengono scoperte.

3) Il web è pieno di bufale e di gente che diffonde informazioni false e che lotta strenuamente per diffonderle anche se vengono continuamente sbugiardate.

4) Internet è il luogo ideale dove molte persone cercano di attirare altra gente allo scopo di guadagnare soldi e sopratutto notorietà.

5) La rete è anche il luogo dove tantissime persone diffondono falsità pur di illudere se stessi nel sentirsi utili o speciali.

6) Il web è anche il luogo dove la gente dà sfogo ai propri pregiudizi ed alle proprie paranoie.

7) Sono rari i siti internet che combattono la diffusione delle falsità ed il rapporto tra la diffusione di uno sbugiardamento e di una bufala è di uno a cento.

8) Informazioni fantasiose e sensazionalistiche attirano molto più facilmente le persone rispetto a quelle serie e l’offerta della rete si basa su questo.

9) La quasi totalità della gente non va a controllare le informazioni che legge e tende a ripubblicare le informazioni che la colpisce ovviamente senza alcun controllo.

10) La maggioranza delle persone non ha le capacità per riconoscere le bufale perché è profondamente ignorante in materie scientifiche e storiche.”

Personalmente noto una certa matrice cinico-stoica in questi motivi, quella che segue è chiaramente l’opinione dell’autore del post e sembra essere interessante. Consiglio la lettura. Quello che mi ha divertito di più è stata la parte conclusiva della prima pagina:

“Fanzine, forum e blog non dovrebbero essere utilizzati come fonti per informazioni riguardanti una persona vivente. Materiale scritto o pubblicato dal soggetto stesso dovrebbe essere utilizzato solo se:

– non è contenzioso;
– non coinvolge dichiarazioni di terze parti;
– non coinvolge dichiarazioni su eventi non direttamente correlati al soggetto in questione;
– non c’è un ragionevole dubbio su chi lo abbia scritto;
– l’informazione non è basata principalmente su tali fonti.”

Sono suggerimenti utili per chi volesse iniziare a scrivere post su personaggi realmente esistenti, Wikipedia ad esempio segue più o meno quelle direttive per giudicare l’approvazione o meno di determinati contenuti.

Sempre cercando su Internet informazioni, ho scoperto quest’altra cosuccia su agichina24.it. In Cina è rigorosamente vietato dalla legge l’inventarsi informazioni, ma che gli orientali erano rigidi riguardo la gestione delle informazioni, e quindi Internet, lo si sapeva già.

Per contro, esistono siti web come ad esempio magnaromagna o fuorissimo che invece incoraggiano le false notizie, intese come scherzi ai danni di amici. A questo link ( su magnaromagna) infatti è possibile accedere a un tool online che consente la creazione di Fake News. Mentre a quest’altro ( su fuorissimo) c’è l’analogo via mail. Provare per credere.
Basta “pasticciare” con Google ( Notizie false su internet, ad esempio) per trovare siti come questi, o informazioni che ne denunciano l’operato.
Banalmente, non credo che il problema delle false informazioni sia un reale problema. Sarebbe sufficiente cercare su Google diverse fonti che affermano una stessa cosa per vedere se effettivamente è attendibile o meno. Ovviamente dipende anche la natura di queste fonti, La Stampa è difficile che menta.
Un po’ meno banalmente il problema è effettivamente reale ( =P), le persone difficilmente hanno “voglia” di mettersi a cercare, basta aprire un social network ( tipo Facebook) per trovare ignari diffusori di false notizie o magari di truffe.
Quando ero piccolo, se mia madre non mi diceva il significato della parola richiesto solitamente facevo spallucce e evitavo chiaramente di aprire il dizionario. Per fortuna poi sono diventato un pochino più saggio.

Dateci la vostra opinione, magari sui 10 punti sopra citati.

See ya

 

Google lancia “Buono a Sapersi” per un utilizzo consapevole della rete

Phishing, cookie, malware, spam… Nella giungla della rete dei fenomeni come questi dovrebbero essere conosciuti, se non a fondo, perlomeno a titolo nozionistico. Proprio per questo motivo Google ha lanciato, in collaborazione con la Polizia di Stato, il portale Buono a Sapersi con l’intento di fornire ai cybernauti alle prime armi quelli che sono i concetti indispensabili per un utilizzo consapevole e maturo del web.

La campagna «Buono a sapersi» di Google ha l’obiettivo di aiutare le persone a stare sicure su Internet e a gestire le informazioni che condividono online. Realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato, la campagna fornisce suggerimenti e consigli sulla sicurezza online, offre un aiuto nella comprensione dei dati che gli utenti condividono e sugli strumenti che possono usare per gestire i propri dati.

Oltre all’oppurtunità di consultare un efficace glossario con tutti i termini tecnici maggiormente incontrati navigando online, correlato dai video con le spiegazioni dei ricercatori Google, il sito offre un buon numero di consigli utili su come, ad esempio, scegliere password sicureevitare il malware o gestire i cookie.

Largo spazio è stato dato doverosamente alla gestione dei dati personali sul web. Secondo una recente indagine commissionata da Google a Duepuntozero Doxa l’utente medio è preoccupato dalla fine che potrebbero fare i propri dati una volta caricati in rete.

Del resto gli utenti che usufruiscono di un generico servizio in rete considerano la trasparenza fondamentale e, in questo senso, Mountain View si è mossa nel modo corretto, mettendo in luce i vantaggi che sia i siti web che gli internauti traggono dalle informazioni personali, sottolineando d’altra parte l’impegno a non compromettere la privacy ed a controllare la destinazione di questi dati.

Pur essendo evidente l’intento promozionale di Big G questa rimane una lodevole iniziativa che spinge a riflettere sul rapporto tra Internet e popolazione in Italia, che solo di recente si sta inserendo fra i paesi Internet Friendly. Se il nostro futuro sarà sempre più determinato dalla rivoluzione digitale, perché non insegnare già nelle scuole a diventare cittadini digitali?

Brain vs Videogames !

Forse non ci avrete mai pensato ma al giorno d’oggi quasi tutti abbiamo a casa almeno una playstation, una xbox o un computer con cui giochiamo o che comunque abbiamo regalato ai nostri figli, nipoti, sorelle, fratelli pensando che quel gioco fosse esattamente come un pallone o una bambola..

Purtroppo però ho una brutta notizia per voi!

I Videogiochi rovinano il cervello!”

Ecco cosa è stato affermato da uno studio dell’Università di Indianapolis presentato al congresso della Società di Radiologia di Chicago.

Secondo questo studio i videogiochi specialmente quelli violenti hanno effetti dannosi sul cervello soprattuto nelle aree adibite al controllo delle emozioni e dell’aggressività!

Bastano 10 ore!

Secondo questo studio basterebbero infatti solo 10 ore di videogames violenti perché il nostro cervello inibisca quelle parti adibite a controllare l’aggressività!

Per provarlo due gruppi di studenti dell’ età di 18-29 anni sono stati sottoposti dai ricercatori ad un piccolo test, ai primi è stato fatto provare un gioco “innocuo” mentre al secondo gruppo uno violento, poi a entrambi è stata registrata la risposta cerebrale mentre guardavano una serie d’immagini violente: i primi risultavano più impressionati e scossi dei secondi.

Ma quindi è meglio chiudere tutto è non giocare più?

Gli studi effettuati dimostrano che un uso continuo di questi videogiochi oltre ad abbassare la nostra “percezione” della violenza provocano dipendenza.

Quindi teoricamente se il tempo di gioco si limitasse ad una o due ore al giorno, non vi dovrebbe essere nessun problema;anche se sarebbe sicuramente meglio non giocare ai videogames e piuttosto andare a fare una partita a pallone.

Ma tutti i videogames sono dannosi?

Ovviamente no!                                                                                                                   Molti videogames aiutano soprattutto i bambini ad acquisire competenze che coinvolgono immaginazione e anche logica.                                                               Basti pensare ai giochi di problem solving o giochi in cui vanno eseguite delle istruzioni, questi giochi aiutano a mettere in moto il cervello in modo positivo.       Sicuramente anche un uso smoderato di questi giochi può portare effetti negativi al cervello.

E tu? Quante ore al giorno giochi ai videogames? Fai sapere agli altri il tuo parere riguardo i videogames commentando 😉

Print a Home – Per fare una casa? Basta la stampante!

Pagina 4 Metronews, particolare, Torino14/05/'2012

Pagina 4 Metronews, particolare, Torino14/05/’2012
Riproducibile grazie alla legge USA sul Fair Use.

Sul Metronews di Torino di questa mattina, disponibile sia in formato digitale a quel link che in cartaceo in giro per Torino e provincia,  c’era un’articolo a pagina 4 riguardo le stampanti 3D. Gli architetti Danesi della eentileen sono riusciti in sole quattro settimane, utilizzando circa 820 fogli di compensato ricavati esclusivamente da foreste certificate finlandesi, a “stampare” letteralmente un’abitazione. Il nome del progetto è “Print a Home”. Questo edificio si trova a circa 60 Km a Nord di Copenaghen ed è il nuovo baluardo delle costruzioni eco-friendly, ovvero rispettose dell’ambiente. Come riporta l’articolo, non sono stati necessari betoniere o gru o altri macchinari pesanti ma semplicemente un computer e un progetto digitale. Gli architetti hanno progettato l’edificio e inserito i dati digitali in una stampante CNC, un macchinario grosso all’incirca quanto una stanza e dotato di apposita strumentazione che consente di tagliare e ridimensionare i blocchi di compensato riducendo gli scarti e ottimizzando così l’utilizzo delle risorse.Per aumentare l’efficienza in termini di impatto ambientale l’edificio è stato inoltre dotato di pannelli solari.
Questo articolo in Inglese sull’Economist mette in luce molto bene le implicazioni della stampa 3D. Google translate lo traduce quasi decentemente ( vedere per credere). Nel caso ci siano problemi di comprensione dall’inglese, avvisatemi pure tramite commento e mi premurerò di tradurlo quanto prima (spero vivamente non succeda e ovviamente i commenti di Simone Basso non contano. :P).

Con la strumentazione di stampa 3D è quindi possibile ridurre non solo i costi di costruzione di un’edificio, ma anche il tempo e l’impiego di risorse naturali e il loro inquinamento. E queste sono le implicazioni più ovvie. La cosa davvero fantastica però è che questa nuova tecnologia avvicina sempre più l’uomo all’idea: “penso, creo”.
Basta avere in testa un progetto, dare le istruzioni alla macchina et voilà, quella lo realizza.
Da qui nasce sicuramente il problema sul fronte economico, come scritto su Economist. Cosa ne sarà del commercio una volta che tutti gli oggetti saranno riproducibili? Solo adesso una stampante 3D modesta costa circa un migliaio di euro, col tempo i prezzi si abbassano quindi non è difficile pensare che le stampanti si diffonderanno come i computer. A quel punto il concetto di mercato mondiale subirà probabilmente un cambiamento radicale.

Per chi fosse interessato alla stampa 3D,
il blog 3dprinter4all ( seguibile anche su twitter all’handle: @3dprinter4all) tratta molto più approfonditamente il tema.
Sulla rete è inoltre disponibile il sito WikiHouse, che si presenta testualmente così:

WikiHouse is an open source construction set. It’s aim is to allow anyone to design, download, and ‘print’ CNC-milled houses and components, which can be assembled with minimal formal skill or training.”

Tradotto:
WikiHouse è impostato sulla costruzione open source. Il suo obiettivo è quello di permettere a chiunque di progettare, scaricare e ‘stampare’  tramite stampanti CNC-fresa case e componenti , che possono essere assemblati con un minimo di abilità o allenamento.

Sostanzialmente un sito di sharing di progetti di abitazioni gratuito e per tutti. Si raggiungono nuovi livelli di condivisione, si parla di edifici interi!

Su inhabitat.com si possono trovare, sempre in Inglese, ulteriori informazioni riguardo la costruzione di edifici tramite Stampante 3D, ad esempio a questo indirizzo, oppure a quest’altro.

Commenti, opinioni ecc. sono ben accetti. Buon proseguimento!

Banca della Memoria – Preservare il passato

Cosa rimane del passato oltre ai documenti scritti?

Il tempo passa e il ricordo di particolari eventi o luoghi svanisce con le persone che li hanno vissuti e visitati. Esistono i documenti scritti che però sono lontani dall’umanità di un racconto, dal sedersi su una sedia per ascoltare qualcuno che racconta episodi della propria infanzia, di luoghi la cui realtà è cambiata radicalmente nell’ultimo secolo.
Sostituire la presenza fisica di una persona è difficile se non impossibile.
Grazie alla rivoluzione tecnologica è stato possibile avviare progetti come Memoro.
Chiunque, rispettando opportune regole, può registrare tramite dispositivi video, o anche semplicemente audio, circa 10 minuti di racconti offerti da persone vissute nella prima metà del ‘900. Possono essere racconti relativi alle Grandi Guerre o semplicemente ricette culinarie.

In questo modo si evita, almeno in parte e almeno finché i supporti digitali resistono, quella perdita culturale a livello mondiale.
Memoro è solo uno dei tanti progetti su questa linea tematica.
In Italia, molte province hanno aderito o creato progetti analoghi.

Per un più comodo accesso a queste banche della memoria basta digitare su Youtube “Banca della Memoria e subito compaiono decine di filmati di anziani ansiosi di raccontare.

Guardare un video la maggior parte delle volte è molto più semplice che leggere un libro e data la natura dei contenuti molto più appropriato. La carta non sostituisce il tono di chi racconta, le sue espressioni facciali e tutte quelle emozioni che prova e che forse riesce a comunicare tramandando non solo conoscenza ma anche emozioni.

Sempre su youtube, non è difficile trovare video che catalogano l’esistenza o semplicemente condividono attimi della vita di qualcuno, questo mostra come Internet possa diventare ben presto il luogo in cui riporre tutta la conoscenza e lo spirito di condivisione dell’uomo.

Alle persone piace essere ricordate e alla rete piace ricordare. Uno scambio equo insomma.

Effetto Network vs Effetto Virale – La matematica della comunicazione

Puntiamo i riflettori su un tema sempre molto caro agli operatori del mondo Social (e non solo), parliamo dei modelli matematici che spiegano la diffusione delle informazioni; per molti una buona dimestichezza con questi concetti si è rivelata la chiave di volta alla propagazione di un contenuto, di una campagna o di un video.

In particolare analizzeremo due modelli di comunicazione esemplificativi, con la consapevolezza che i modelli trattati sono empirici e non si ha in questo post la pretesa di tradurre in formule la complessità di una campagna di marketing.

Partecipazione spontanea ed Effetto Network

E’ quella che si ottiene generando un network chiuso. Ossia mettendo n utenti in comunicazione fra loro, creando un forum, una mailing list o una community ad esempio. Affinché tale utente sia interessato a partecipare spontaneamente al network occorre che il network stesso abbia una certa consistenza, un certo valore.

Ma come quantificare il valore di un network? Ci viene in soccorso la legge empirica di Metcalfe, nota anche come “effetto network”.

Il valore di ogni condivisione potenziale è proporzionale al numero N, di individui in grado di connettersi con l’elemento oggetto della condivisione

Un forum, ad esempio, non ha alcuna utilità se gli iscritti sono 2 o 3, mentre inizia ad avere un senso l’iscrizione quando gli utenti sono in numero maggiore. Il valore di un network, infatti, si può approssimativamente stimare basandosi sul numero di reciproche comunicazioni che riesce a generare. Se n utenti partecipano ad un network, le connessioni create sono: n × (n-1) / 2; se n poi è sufficientemente grande è possibile affermare con una certa approssimazione che l’importanza è proporzionale ad n2Stando a quanto detto sinora possiamo affermare che le campagne di comunicazione che prevedono adesione spontanea possono essere modellate con una legge quadratica.

Condivisione ed Effetto Virale

Quando gli utenti non si limitano adaccettare l’invito ad entrare nel, ma divengono essi stessi fonte di diffusione del messaggio il network si evolve e diventa sociale aperto.

In ogni istante il tasso di crescita è proporzionale alla dimensione della popolazione coinvolta. Questo è esattamente ciò che accade con le colture batteriche, non a caso i modelli di diffusione di tal genere sono appunto detti virali.

Quando il tasso è proporzionale alla dimensione, la crescita è di tipo esponenziale, ossia proporzionale ad en.

Il confronto grafico sancisce la straordinaria efficacia dell effetto virale rispetto all’effetto network.

Infine ecco una simpatica infografica che spiega il segreto del successo di un virale a cura di VoltierDigital.com.

Per i virali del momento visita la nostra sezione Viral Breakdown.