Risultati del “Sondaggio Tecnologico”

Come avrete sicuramente notato, da circa due mesi è presente sul nostro blog il sondaggio tecnologico. Oggi, 18 maggio 2012, termina il periodo di raccolta dei voti.

Per rappresentare meglio i risultati, ho pensato di realizzare una piccola presentazione su prezi.com (cos’è?).

AnteprimaPrezi

Clicca sull’immagine per andare alla presentazione. Una volta aperta la pagina, sara sufficiente cliccare sui bottoni di controllo (i triangoli a dx e sx) per andare avanti o indietro.

Visto l’alto numero di persone che non avevano mai sentito parlare di Web 3.0, e visto che ormai quest’ultimo inizia ad entrare nelle nostre vite (e continuerà a farlo nel futuro imminente); ho pensato di aggiungere alla presentazione una parte che descriva in maniera non troppo complicata questo “Web 3.0 e i cambiamenti che porta con sè.
La speranza è di spiegare agli utenti medi di internet, cosa ci aspetta da qui a due, massimo tre, anni. Google sta iniziando a muoversi in questa direzione proprio negli ultimi giorni, introducendo il Knowledge Graph (già disponibile in Google.com, sarà presto reso accessibile anche da Google Italia; sul sito viene riportato un esempio di ricerca riguardo Van Gogh, grazie a questo sistema vengono riportati subito in alto le principali informazioni riguardo a questo pittore, e in seguito i siti che ne parlano.

Prezi.comè un sito molto utile per creare presentazioni di ogni genere. Questo strumento, si scosta dall’usatissimo “PowerPoint” per la sua dinamicità; infatti è possibile creare facilmente una mappa concettuale ed in seguito un “percorso” che guida l’utente e anima il diagramma, creando così una presentazione che dovrebbe permettere di trasmettere concetti in maniera più efficace rispetto alle statiche presentazioni fatte con PowerPoint.

Fonti a cui mi sono ispirato per la spiegazione del Web 3.0 nella presentazione:
Nota: non era possibile inserirle direttamente nel grafico, sono comunque riportate nella descrizione del documento su prezi.com
Wikipedia – Web 2.0
Wikipedia – Web 3.0
GraphicBoulevard.com – Web 3.0, Semantic Web, Intelligenza Artificiale
About.com – What is Web 3.0? (In inglese, ma i concetti sono ben schematizzati)

Viral Breakdown – Il popolo di Twitter sceglie #Quinta4President

Meritocrazia! In Italia il sistema di valori è molto meno meritocratico di quello di altre società, come quella nord-americane e scandinave, molto più capaci di assicurarsi che la propria classe dirigente sia la migliore possibile. Tuttavia nel pieno della cosiddetta era dei tecnici si può forse sperare in una svolta epocale per il nostro paese.

Alcuni tweet con l’hashtag #Quinta4President

Nel frattempo una svolta epocale è quella messa in atto dal popolo della rete, ed in particolare da blogger ed utenti di Twitter. Da alcuni giorni, infatti, oltre 12mila navigatori hanno aderito alla campagna  Quintarelli 4 president sbocciata sul sito Firmiamo.it per promuovere la candidatura di Stefano Quintarelli a presidente dell’Agcom, l’Autorità Garante delle Comunicazioni.  Stefano Quintarelli (@quinta su Twitter) è un informatico, considerato uno dei pionieri nell’introduzione commerciale di internet in Italia: ha fondato nel 1994 il primo Internet Service Provider commerciale in Italia orientato al mercato professionale I.NET, presieduto associazioni per la sicurezza informatica e degli stessi fornitori di connettività, si è battuto per l’agenda digitale in Italia e per la neutralità della rete e dal 1 aprile 2011 è Direttore dell’Area Digital del Gruppo 24 ORE. Il Corriere della Sera lo ha inserito fra i 30 imprenditori più innovativi in Italia.

Secondo molti vedere Quintarelli all’Agcom sarebbe la dimostrazione che il merito, la preparazione e l’equilibrio valgono ancora qualche cosa nel nostro paese. Tra tweets e commenti risulta evidente come i promotori della campagna ritengano la sua nomina distante anni luce dalle solite pratiche partitocratiche a troppo spesso si è costretti ad assistere. Insomma, Quintarelli è non solo un indipendente vero, ma soprattutto una figura trasversalmente stimata. D’altronde quale persona migliore per trattare temi scottanti come la tutela del copyright online e la riassegnazione delle frequenze televisive all’indomani dell’annullamento del beauty contest?

Stefano Quintarelli (Licenza C.C. – capitaledigitale)

Il vero motore della petizione sono però stati i blog e soprattutto Twitter. L’hashtag #Quinta4President è diventato TT nel pomeriggio del 13 Maggio. Un contributo importante è stato dato anche dalle singole iniziative di nomi noti del web che hanno subito aderito e, tramite i social network, promosso la campagna.

Per riassumere la maratona virale che si è svolta sulla rete ecco un ottimo Storify a cura di Anna Masera (@annamasera).

Clicca sull’immagine per visualizzare lo Storify

Print a Home – Per fare una casa? Basta la stampante!

Pagina 4 Metronews, particolare, Torino14/05/'2012

Pagina 4 Metronews, particolare, Torino14/05/’2012
Riproducibile grazie alla legge USA sul Fair Use.

Sul Metronews di Torino di questa mattina, disponibile sia in formato digitale a quel link che in cartaceo in giro per Torino e provincia,  c’era un’articolo a pagina 4 riguardo le stampanti 3D. Gli architetti Danesi della eentileen sono riusciti in sole quattro settimane, utilizzando circa 820 fogli di compensato ricavati esclusivamente da foreste certificate finlandesi, a “stampare” letteralmente un’abitazione. Il nome del progetto è “Print a Home”. Questo edificio si trova a circa 60 Km a Nord di Copenaghen ed è il nuovo baluardo delle costruzioni eco-friendly, ovvero rispettose dell’ambiente. Come riporta l’articolo, non sono stati necessari betoniere o gru o altri macchinari pesanti ma semplicemente un computer e un progetto digitale. Gli architetti hanno progettato l’edificio e inserito i dati digitali in una stampante CNC, un macchinario grosso all’incirca quanto una stanza e dotato di apposita strumentazione che consente di tagliare e ridimensionare i blocchi di compensato riducendo gli scarti e ottimizzando così l’utilizzo delle risorse.Per aumentare l’efficienza in termini di impatto ambientale l’edificio è stato inoltre dotato di pannelli solari.
Questo articolo in Inglese sull’Economist mette in luce molto bene le implicazioni della stampa 3D. Google translate lo traduce quasi decentemente ( vedere per credere). Nel caso ci siano problemi di comprensione dall’inglese, avvisatemi pure tramite commento e mi premurerò di tradurlo quanto prima (spero vivamente non succeda e ovviamente i commenti di Simone Basso non contano. :P).

Con la strumentazione di stampa 3D è quindi possibile ridurre non solo i costi di costruzione di un’edificio, ma anche il tempo e l’impiego di risorse naturali e il loro inquinamento. E queste sono le implicazioni più ovvie. La cosa davvero fantastica però è che questa nuova tecnologia avvicina sempre più l’uomo all’idea: “penso, creo”.
Basta avere in testa un progetto, dare le istruzioni alla macchina et voilà, quella lo realizza.
Da qui nasce sicuramente il problema sul fronte economico, come scritto su Economist. Cosa ne sarà del commercio una volta che tutti gli oggetti saranno riproducibili? Solo adesso una stampante 3D modesta costa circa un migliaio di euro, col tempo i prezzi si abbassano quindi non è difficile pensare che le stampanti si diffonderanno come i computer. A quel punto il concetto di mercato mondiale subirà probabilmente un cambiamento radicale.

Per chi fosse interessato alla stampa 3D,
il blog 3dprinter4all ( seguibile anche su twitter all’handle: @3dprinter4all) tratta molto più approfonditamente il tema.
Sulla rete è inoltre disponibile il sito WikiHouse, che si presenta testualmente così:

WikiHouse is an open source construction set. It’s aim is to allow anyone to design, download, and ‘print’ CNC-milled houses and components, which can be assembled with minimal formal skill or training.”

Tradotto:
WikiHouse è impostato sulla costruzione open source. Il suo obiettivo è quello di permettere a chiunque di progettare, scaricare e ‘stampare’  tramite stampanti CNC-fresa case e componenti , che possono essere assemblati con un minimo di abilità o allenamento.

Sostanzialmente un sito di sharing di progetti di abitazioni gratuito e per tutti. Si raggiungono nuovi livelli di condivisione, si parla di edifici interi!

Su inhabitat.com si possono trovare, sempre in Inglese, ulteriori informazioni riguardo la costruzione di edifici tramite Stampante 3D, ad esempio a questo indirizzo, oppure a quest’altro.

Commenti, opinioni ecc. sono ben accetti. Buon proseguimento!

Evoluzione dell’interfaccia – Interazione uomo-macchina

Oggi ci sembra scontato poter cliccare ovunque sullo schermo del nostro personal computer, ma non è stato sempre così! Forse non tutti sanno che, salvo rarissime eccezioni, è possibile controllare i programmi a schermo solamente tramite tastiera, vi siete mai chiesti come mai?

L’utilizzo così radicato della tastiera deve essere attribuito al fatto che il mouse è una periferica che si è sviluppata diversi anni dopo la diffusione dei primi computer. Infatti, i primi dinosauri informatici, posseduti solitamente dalle università, disponevano di una serie di terminali (schermo+tastiera), attraverso i quali, su prenotazione, era possibile eseguire e lanciare programmi inviando al cervellone una serie di istruzioni tramite linea di comando.

Una foto di un S.E.A.C., la prima generazione di computer elettronici (1950)

Questo perchè? Beh, negli anni ’40, i primi “calcolatori”, disponevano di risorse molto limitate, la completa assenza di circuiti integrati e l’impiego delle valvole rendeva questi macchinari infinitamente più lenti rispetto a quelli sviluppati in seguito (basti pensare che la prima memoria RAM di ben 1 Kbyte venne prodotta da Intel nel 1970)…era quindi necessario limitare lo spreco di risorse per “fronzoli grafici”, concentrando tutta la “potenza” del computer sull’aspetto di puro calcolo!

La prima interfaccia che venne quindi implementata, fu la linea di comando, ancora in uso oggi per sistemi operativi come Unix (e sue distribuzioni) oppure per altre applicazioni da installare per esempio su server (dove solitamente l’interfaccia non ha una grossa utilità). Ovviamente questa interfaccia, seppur poco dispendiosa di risorse, ha diversi contro; in primo luogo è indispensabile conoscere a priori i comandi da inviare al sistema e sicuramente è molto difficile, per un utente medio, accedere a questa risorsa!

Un esempio di interfaccia testuale (in questo caso si tratta del prompt dei comandi di Windows). E’ possibile riconoscere alcuni classici comandi come “dir” che elenca il contenuto della cartella in cui ci si trova.

Questo articolo narra, in breve, la storia di un’invenzione che ha cambiato completamente la comunicazione uomo-macchina: il mouse! In sostanza, questo “aggeggio” nasce con l’intento di acquisire il suo spostamento sulla scrivania, per trasferirlo ad un puntatore sullo schermo. Questa idea (già progettata nel 1963) venne brevettata dalla Xerox che nel ’73 realizzò il primo mouse “a pallina”.

Insieme all’introduzione del mouse, venne realizzattata la prima GUI (Graphic User Interface). Infatti, grazie anche allo sviluppo del primo microprocessore (by Federico Faggin, Italiano), si poteva iniziare a pensare a dei computer di dimensioni più ridotte e soprattutto abbastanza potenti da poter reggere qualcosa di più complesso rispetto alle vecchie linee di testo bianche su sfondo nero. La GUI era infatti un sistema che permetteva all’utente di vedere in modo grafico le azioni che stava compiendo e i comandi che stava inviando al computer! Per esempio, per aprire un file, bastava semplicemente “fare click” due volte sopra l’icona; anzichè digitare un comando relativamente complesso, simile a: “open C:\\Users\Documents…\\file.txt”.

Con il passare degli anni, queste finestre in scala di grigio, hanno subito grandi cambiamenti e mutazioni sfruttato sempre di più le risorse dei computer che, al contempo, diventavano sempre più potenti; oggi, le finestre che popolano i nostri monitor sono sempre più curate graficamente, questo per rendere più accattivante il sistema operativo che, seppur sembri molto lontano dalle vecchie linee di codici astrusi, a nostra insaputa “traduce” ancora tutti i nostri input “visuali” nei vecchi comandi testuali che hanno costituito le basi delle interfacce moderne.

In ordine: Mac GUI (1984), Windows 3.0 (1990), Windows 95 (1995), Mac OS 8 (1997), Windows Vista (2007), Mac OS X Leopard (2007)

E il futuro? Per quanto riguarda il futuro prossimo, ossia l’unico su cui si possono fare previsioni quantomeno plausibili, è molto probabile che vedrà l’applicazione delle tecnologie touch-screen su diversi dispositivi. La possibilità di interagire con il nostro computer o terminale grazie al solo contatto è una cosa veramente rivoluzionaria.
A tal proposito, i laboratori della Disney (incredibile, la Disney ha dei laboratori di ricerca!) hanno sviluppato una nuova tecnologia chiamata “Disney Touché” in grado di rendere sensibile al tocco una qualunque superficie. Questa tecnologia, unita agli schermi trasparenti e flessibili che sta sviluppando Samsung apre le porte ad un futuro ricco di nuovi interessanti device!

Banca della Memoria – Preservare il passato

Cosa rimane del passato oltre ai documenti scritti?

Il tempo passa e il ricordo di particolari eventi o luoghi svanisce con le persone che li hanno vissuti e visitati. Esistono i documenti scritti che però sono lontani dall’umanità di un racconto, dal sedersi su una sedia per ascoltare qualcuno che racconta episodi della propria infanzia, di luoghi la cui realtà è cambiata radicalmente nell’ultimo secolo.
Sostituire la presenza fisica di una persona è difficile se non impossibile.
Grazie alla rivoluzione tecnologica è stato possibile avviare progetti come Memoro.
Chiunque, rispettando opportune regole, può registrare tramite dispositivi video, o anche semplicemente audio, circa 10 minuti di racconti offerti da persone vissute nella prima metà del ‘900. Possono essere racconti relativi alle Grandi Guerre o semplicemente ricette culinarie.

In questo modo si evita, almeno in parte e almeno finché i supporti digitali resistono, quella perdita culturale a livello mondiale.
Memoro è solo uno dei tanti progetti su questa linea tematica.
In Italia, molte province hanno aderito o creato progetti analoghi.

Per un più comodo accesso a queste banche della memoria basta digitare su Youtube “Banca della Memoria e subito compaiono decine di filmati di anziani ansiosi di raccontare.

Guardare un video la maggior parte delle volte è molto più semplice che leggere un libro e data la natura dei contenuti molto più appropriato. La carta non sostituisce il tono di chi racconta, le sue espressioni facciali e tutte quelle emozioni che prova e che forse riesce a comunicare tramandando non solo conoscenza ma anche emozioni.

Sempre su youtube, non è difficile trovare video che catalogano l’esistenza o semplicemente condividono attimi della vita di qualcuno, questo mostra come Internet possa diventare ben presto il luogo in cui riporre tutta la conoscenza e lo spirito di condivisione dell’uomo.

Alle persone piace essere ricordate e alla rete piace ricordare. Uno scambio equo insomma.

Lotta all’evasione? Un aiuto grazie ad internet!

Uno scontrino fiscale su un bancone di un bar

Quante volte vi sarà capitato di entrare in un bar, ordinare un caffè, pagare e…non ricevere nessuno scontrino. Beh, questo fenomeno si chiama evasione fiscale, e di scene come questa, in Italia, ce ne sono un’infinità ogni giorno.
Il progetto tassa.li nasce con l’intento di aiutare le forze dell’ordine (in particolare la Guardia di Finanza) nelle loro operazioni di lotta all’evasione.

La legge Italiana spiega in modo esplicito che:

L’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale a fronte dell’incasso di un pagamento per la cessione di beni o la prestazione di servizi è parte degli obblighi fiscali dei commercianti e di chi fornisce servizi al pubblico.

Tutti, però, sappiamo bene che spesso alcuni commercianti poco onesti, vengono meno a questo obbligo, vìolando di fatto la legge.
E’ importante sapere che una volta emesso lo scontrino, il venditore non potrà più nascondere al Fisco la transazione in questione, e di conseguenza sarà costretto a pagare le tasse che gli spettano!
Al contrario, nel caso in cui non venga rilasciato lo scontrino e non ci sia un controllo specifico da parte della finanza, il commerciante può evitare di dichiarare tale guadagno e di conseguenza non pagare le imposte su di esso.

Gli sviluppatori di tassa.li hanno pensato che era possibile sfruttare la collaborazione della gente onesta per aiutare le forze dell’ordine nel loro lavoro e col fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema.
Infatti, grazie a questo progetto è possibile fare una segnalazione sul sito ogni volta che si incorre in un episodio di evasione fiscale.

cartina

Uno screenshoot della mappa con le segnalazioni

Il tutto si basa (un po’ come prezzibenzina.it, di cui abbiamo parlato in un articolo precedente) su sistema di segnalazione completamente in mano a degli utenti volontari. Chiunque può andare sul sito e aggiungere sulla mappa online un “segnaposto” che corrisponde alla posizione approssimata dell’esercizio commerciale che ha evaso le tasse non rilasciando lo scontrino fiscale.
Insieme alla posizione, viene richiesta la data, la somma non dichiarata e che tipo di attività si sta segnalando (bar, ristorante, negozio, servizi, etc…)

Guardia di Finanza - Some right reserved

Stemma della Guardia di Finanza

A questo punto viene passata la palla alla Guardia di Finanza che può decidere, per esempio, di effettuare un numero maggiore di controlli nelle zone che presentano una forte concentrazione di segnalazioni, oppure dove sono riportate grosse somme di denaro.

Infatti, i dati forniti, godono di una buona affidabilità proprio perchè sono riportati sulla mappa ogni giorno da quasi 50 mila utenti; e sino ad oggi sono stati segnalati più di 13 milioni di euro grazie agli 80 mila diversi casi di evasione riportati dai cittadini.

E’ possibile contribuire a questo utile progetto, proprio come prezzi benzina, in due modi; direttamente dal sito, compilando il modulo che viene proposto, oppure scaricando ed utilizzando le applicazioni per iPhone e Android.
Ovviamente nel secondo caso sarà più semplice fare la segnalazione in modo istantaneo grazie all’aiuto del GPS che si occuperà di rilevare in automatico la posizione in cui ci si trova (presumibilmente quella del negozio), riducendo ancor più il tempo dell’operazione.

Personalmente, leggendo anche questo articolo su TgCom24, sapere che l’evasione fiscale in Italia equivale quasi al 17% del Pil mi lascia abbastanza perplesso; in quanto penso che se tutti pagassero ciò che gli spetta, probabilmente pagheremmo tutti meno (o perlomeno ci sarebbero più fondi da investire, per esempio, in università e ricerca).
Sapere di poter contribuire insieme ad altre migliaia di persone con le mie segnalazioni per combattere questo fenomeno, mi fa pensare che forse non tutti, anche se spesso così sembra, pensino solamente a se stessi.

Effetto Network vs Effetto Virale – La matematica della comunicazione

Puntiamo i riflettori su un tema sempre molto caro agli operatori del mondo Social (e non solo), parliamo dei modelli matematici che spiegano la diffusione delle informazioni; per molti una buona dimestichezza con questi concetti si è rivelata la chiave di volta alla propagazione di un contenuto, di una campagna o di un video.

In particolare analizzeremo due modelli di comunicazione esemplificativi, con la consapevolezza che i modelli trattati sono empirici e non si ha in questo post la pretesa di tradurre in formule la complessità di una campagna di marketing.

Partecipazione spontanea ed Effetto Network

E’ quella che si ottiene generando un network chiuso. Ossia mettendo n utenti in comunicazione fra loro, creando un forum, una mailing list o una community ad esempio. Affinché tale utente sia interessato a partecipare spontaneamente al network occorre che il network stesso abbia una certa consistenza, un certo valore.

Ma come quantificare il valore di un network? Ci viene in soccorso la legge empirica di Metcalfe, nota anche come “effetto network”.

Il valore di ogni condivisione potenziale è proporzionale al numero N, di individui in grado di connettersi con l’elemento oggetto della condivisione

Un forum, ad esempio, non ha alcuna utilità se gli iscritti sono 2 o 3, mentre inizia ad avere un senso l’iscrizione quando gli utenti sono in numero maggiore. Il valore di un network, infatti, si può approssimativamente stimare basandosi sul numero di reciproche comunicazioni che riesce a generare. Se n utenti partecipano ad un network, le connessioni create sono: n × (n-1) / 2; se n poi è sufficientemente grande è possibile affermare con una certa approssimazione che l’importanza è proporzionale ad n2Stando a quanto detto sinora possiamo affermare che le campagne di comunicazione che prevedono adesione spontanea possono essere modellate con una legge quadratica.

Condivisione ed Effetto Virale

Quando gli utenti non si limitano adaccettare l’invito ad entrare nel, ma divengono essi stessi fonte di diffusione del messaggio il network si evolve e diventa sociale aperto.

In ogni istante il tasso di crescita è proporzionale alla dimensione della popolazione coinvolta. Questo è esattamente ciò che accade con le colture batteriche, non a caso i modelli di diffusione di tal genere sono appunto detti virali.

Quando il tasso è proporzionale alla dimensione, la crescita è di tipo esponenziale, ossia proporzionale ad en.

Il confronto grafico sancisce la straordinaria efficacia dell effetto virale rispetto all’effetto network.

Infine ecco una simpatica infografica che spiega il segreto del successo di un virale a cura di VoltierDigital.com.

Per i virali del momento visita la nostra sezione Viral Breakdown.

Sondaggio Tecnologico – La video intervista!!!

Tempo fa, pensai di pubblicare un sondaggio (ancora in corso) che poneva tre domande riguardo alcuni aspetti della tecnologia in relazione con la vita delle persone, focalizzandosi principalmente sul quotidiano.

In seguito, ho deciso di completare questo sondaggio con una video intervista che finalmente è giunta al suo stadio finale: la pubblicazione su youtube e sul nostro blog!

Le domande dell’intervista (leggermente adattate) sono state poste a tre persone che hanno un “rapporto” con la tecnologia molto differente:

  1. Barra Federica, una giovane studentessa che frequenta le scuole superiori; grazie alle sue risposte ho scoperto che le L.I.M. (lavagne multimediali) sono già abbastanza diffuse nelle Scuole Italiane e vengono già utilizzate da un discreto numero di docenti per presentare le lezioni!
  2. Buzio Filippo, docente di Informatica & Sistemi; ha approfittato dell’intervista per spiegare in maniera molto semplice, ma completa, cosa sono gli e-book (ben diversi dal pdf del libro scannerizzato) e quali sono le principali caratteristiche innovative del Web 3.0 (a proposito, clicca qui e leggi la nota!).
  3. Re Enedina, impiegata addetta logistica; ha potuto dare una testimonianza di come la tecnologia sia stata davvero rivoluzionaria in ambito lavorativo e di gestione di dati! Ricordandoci però, che la tecnologia, come qualsiasi cosa, deve essere utilizzata con un minimo di competenza in modo da evitare disastri!

Augurando a tutti una buona visione, vi lascio al video!
Se il post vi è piaciuto, commentate e dite la vostra opinione!!!



Nota: E’ interessante notare come due persone su due, non esperte in campo informatico, conoscano pochissimo il web 3.0! Questo fatto è abbastanza rilevante! Da poco Google ha deciso di muoversi verso WolframAlpha (vedi articolo – Corriere della Sera), implementando una ricerca di tipo semantico…uno degli aspetti che caratterizzano il web 3.0 e lo differenziano dal 2.0, quello attuale!!!
Ecco quindi che questo nuovo strumento, sebbene ancora sconosciuto, inizia ad avvicinarsi ed entrare silenziosamente nella nostra vita quotidiana!

Il futuro dell’Elettronica

Nel 2004  Andre Geim e Konstantin Novoselov, due fisici dell’Università di Manchester, scoprirono il grafene, sostanza che nel 2010 gli valse il premio Nobel per la Fisica. Ma che cos’è?

-Il più resistente materiale mai scoperto, 100 volte più resistente dell’acciaio;
-Uno straordinario conduttore elettrico, al pari del rame;
Quasi trasparente, ma talmente denso che nemmeno l’elio, il più piccolo gas atomico, può attraversarlo;
Sottilissimo, lo spessore è pari a quello di un atomo;
Ultra sensibile alle variazioni in ambito microscopico.


Dove si trova
?

Nelle comunissime matite che vengono utilizzate dal XVI secolo.

Come si ottiene
?

1) Armarsi di scotch, matita e di buona volontà;
2)
Far aderire la punta della matita allo scotch, e poi toglierla sincerandosi che la grafite si sia depositata;
3)
Ripiegare dalla parte appiccicosa lo scotch, chiudendola come se si piegasse un foglio di carta;
4)
Riaprire lo scotch;
5)
Ripetere  i punti 3 e 4 più volte fino ad ottenere un solo strato di grafite ( ovvero il grafene).

 

Com’è fatto?
Image

Uno strato di grafene

Il Grafene è costituito da un solo strato di atomi di carbonio disposti sullo stesso piano che formano celle esagonali.
Nel caso ci siano imperfezioni riguardo gli angoli con cui si legano gli atomi ( e che quindi le celle diventino pentagonali o ottagonali) si forma un altro composto detto Fullerene la cui forma ricorda un pallone da calcio.


A cosa può servire?

Le possibili applicazioni del grafene sono molteplici ed essendo appena stato scoperto probabilmente non se ne comprendono ancora tutte le potenzialità.

“Siamo all’inizio di un nuovo paradigma.
E’ difficile capire cosa potremo fare con questo materiale.
Immaginatevi 100 anni fa quando trovarono le fantastiche proprietà dei polimeri: nessuno sapeva cosa farci.
Vent’anni dopo iniziò a diffondersi la plastica. Penso che il grafene potrebbe cambiare la nostra vita come fece la plastica”
ha affermato Andre Geim

Grazie alla sua conducibilità il grafene ci permetterebbe di ottenere computer velocissimi  (computer quantistici, nano-transistor superconduttivi, dispositivi quantistici ad un elettrone);
– La sua sottigliezza e trasparenza permetterebbero la creazione di impianti fotovoltaici con prestazioni infinitamente superiori rispetto a quelli moderni ( più altre applicazioni in ambiti in cui sia presente la luce);
– Sempre grazie alla sua sottigliezza, aggiunta all’incredibile resistenza, sarà possibile probabilmente realizzare schermi ultrasottili che potrebbero andare a sostituire gli odierni touch screen e magari i giornali ( possibile risposta a uno dei post precedenti di Roberto: “Internet ha ucciso i giornali” )
– Considerate le sue proprietà microscopiche non sono esclusi impieghi nell’ambito biomedico.
Inserito nella plastica consentirebbe la creazione di materiali leggeri e sottili ma resistenti agli urti e alle alte temperature ( usarsi nei satelliti, negli aerei o nelle auto).
– Grazie alla sua sensibilità a livello atomico potrebbe essere utilizzato per costruire sensori anti-inquinamento;
– Unito all’idrogeno diventa un ottimo isolante, il grafano.
– Ecc, ecc, ecc…

Questo video, in Inglese, spiega in modo molto simpatico la maggior parte delle cose scritte sopra.

La traduzione in italiano, cui ha gentilmente collaborato il signor Vittorio Fornero ( che ha minacciato di citarmi in tribunale qualora non lo avessi citato) è questa qui.


Prova a immaginarti questo:

Sei stato sbattuto in una stanza squallida, e ti è stato detto che non puoi andartene finchè non hai creato il materiale più sottile che l’uomo conosca.
E non solo. Deve anche essere il più resistente, il miglior termoconduttore, e capace di condurre elettricità quanto il rame.
Lo so, sembra una situazione disperata… ma per fortuna, tu sai qualcosa sulla nanotecnologia.
Tu sai che dei dispositivi molto, molto piccoli usano materiali che sono più piccoli di 100 nanometri. Ovviamente non devo essere io a dirtelo: un nanometro è un miliardesimo di un metro. È all’incirca la dimensione di 10 atomi. Ma come puoi creare qualcosa di così piccolo?
È ora di tirar fuori il MacGyver! Ti serviranno:
-una matita
-del nastro adesivo
e una sana dose di olio di gomito.
Una matita non contiene piombo, ma grafite, che consiste in lamine di carbonio in reticoli esagonali. Quanto scrivi, strati di grafite scivolano via dalla punta della matita e aderiscono alla carta. Di solito diversi strati sono sovrapposti uno sull’altro, ma una volta ogni tanto si ottiene un singolo strato di atomi di carbonio, e questo è chiamato Grafene.
Nel 2004 Andre Geim e Konstantin Novaselov crearono il Grafene usando nient’altro che grafite e nastro adesivo. Misero una scaglia di grafite sul nastro, lo piegarono in due, e divisero a metà la scaglia. Ripeterono questa procedura un certo numero di volte, e quindi studiarono i frammenti risultanti. A loro sorpresa, scoprirono che alcuni dei frammenti erano spessi un solo atomo!
Questo risultato fu particolarmente inaspettato perchè si pensava che un singolo strato di grafite non sarebbe stato chimicamente stabile, specialmente a temperatura ambiente.
Il Grafene conduce elettroni più velocemente di qualunque altra sostanza a temperatura ambiente, questo per via della qualità straordinaria del reticolo di carbonio. Gli scienziati non hanno ancora trovato neppure un solo atomo fuori posto nel Grafene! Poiché gli elettroni non sono dispersi da difetti del reticolo, si muovono così velocemente che per comprendere il loro movimento è necessario usare la relatività di Einstein.
E questo reticolo perfetto è creato dai forti, benchè flessibili, legami tra gli atomi di Carbonio, rendendo il materiale pieghevole, ma più duro del diamante!
Il Grafene è incredibilmente resistente! Se si potesse mettere in equilibrio un elefante su una matita, e sostenere la matita col Grafene, quest’ultimo non si romperebbe. La matita sì ovviamente…
Per la loro scoperta, Geim e Novaselov vinsero il premio Nobel per la Fisica nel 2010. E questo è solo l’inizio per il Grafene! Gli scienziati sono al lavoro per poter sfruttare le sue proprietà uniche, per creare touch-screen sottili, flessibili e trasparenti, computer più piccoli, veloci e energeticamente efficienti, materiali compositi resistenti, e celle solari più efficienti.
E ora prova a riflettere: questo è solo un aspetto della nanotecnologia! Quindi, per poter pensare in grande, devi prima considerare il molto piccolo. ”

Fonti:

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2012/01/24/news/all-aquila-si-studiano-i-computer-del-futuro-con-la-novita-grafene-5565711

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_15/grafene-caruso_5f5e0cf2-57b3-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml

http://www.tokum.it/hardware/grafene-il-futuro-dellelettronica/

Tutti uguali, per condividere

Peer-to-peer, un termine inglese soggetto a diverse interpretazioni, positive o meno, non sempre corrette! Ma vediamo insieme di cosa stiamo parlando…

Il Peer-to-peer è un’architettura logica ideata per le reti informatiche.
In questa architettura tutti i “nodi” della rete sono allo stesso livello ed equivalenti (peer in inglese); al contrario dell’architettura client-server su cui si basa il Web (cosa ben diversa da Internet, nonostante spesso i due termini vengano confusi!).

La dote principale del peer-to-peer (P2P) è quella di permettere la condivisione di un file sulla rete da parte di tutti gli utenti che ne hanno una copia sul loro computer.
Questo cosa vuol dire? Beh, immaginate di dover scaricare un applicativo per il vostro computer: il file di installazione sarà presente su un server (presumibilmente del proprietario di questo software) che, alla vostra richiesta, vi invierà una copia del file!

Tutto bene fino a quando il server è in grado di inviarvi tale file…ma se per qualche malfunzionamento questo server smettesse di funzionare o avesse problemi di connessione? Il file non sarà accessibile fino al ripristino del nodo non compromesso!
Nasce
quindi l’esigenza, per file di grosse dimensioni, di avere una stabilità maggiore e la possibilità di ottenere il file da qualsiasi utente connesso e in qualsiasi momento: ecco che il P2P trova la sua applicazione!

Esempio di condivisione tramite Peer-to-peer.
Sebbene l'immagine rappresenti un computer più grande, questo non è da confondere con un server, bensì è solamente il computer da cui "parte la condivisione"

Grazie a questa architettura, infatti, chiunque abbia una copia del file in questione, lo mette in condivisione (in seed, nel gergo) e chiunque può mettersi in ricezione e, a piccole parti (solitamente da 4MB, divisi in 256 blocchi), ricostruire l’intero file man mano che lo riceve, anche da utenti diversi (una specie di download in multi-tasking che con la tecnologia client-server non era assolutamente possibile!!!).

Le icone rispettivamente di eMule & uTorrent

Sebbene questa tecnologia (insieme al protocollo BitTorrent su cui si basa) sia nata per nobili ragioni, purtroppo, con il tempo è stata principalmente utilizzata per la condivisione di file in modo non legale!

E’ importante però sapere che eMule, uTorrent e altri di questi programmi che sfruttano tale protocollo NON hanno solamente lo scopo di favorire la pirateria nel campo del software informatico!

Il download di Ubuntu disponibile anche tramite peer-to-peer (torrent).
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Un esempio di uso virtuoso del P2P è Ubuntu: il download di questo sistema operativo è disponibile tramite il classico download dal server del sito, oppure tramite il peer-to-peer!
Nella sezione del sito dedicata ai download è possibile leggere la dicitura: “…in questo modo non intaserai i server della comunità e beneficerai della massima velocità…”