Evoluzione dell’interfaccia – Interazione uomo-macchina

Oggi ci sembra scontato poter cliccare ovunque sullo schermo del nostro personal computer, ma non è stato sempre così! Forse non tutti sanno che, salvo rarissime eccezioni, è possibile controllare i programmi a schermo solamente tramite tastiera, vi siete mai chiesti come mai?

L’utilizzo così radicato della tastiera deve essere attribuito al fatto che il mouse è una periferica che si è sviluppata diversi anni dopo la diffusione dei primi computer. Infatti, i primi dinosauri informatici, posseduti solitamente dalle università, disponevano di una serie di terminali (schermo+tastiera), attraverso i quali, su prenotazione, era possibile eseguire e lanciare programmi inviando al cervellone una serie di istruzioni tramite linea di comando.

Una foto di un S.E.A.C., la prima generazione di computer elettronici (1950)

Questo perchè? Beh, negli anni ’40, i primi “calcolatori”, disponevano di risorse molto limitate, la completa assenza di circuiti integrati e l’impiego delle valvole rendeva questi macchinari infinitamente più lenti rispetto a quelli sviluppati in seguito (basti pensare che la prima memoria RAM di ben 1 Kbyte venne prodotta da Intel nel 1970)…era quindi necessario limitare lo spreco di risorse per “fronzoli grafici”, concentrando tutta la “potenza” del computer sull’aspetto di puro calcolo!

La prima interfaccia che venne quindi implementata, fu la linea di comando, ancora in uso oggi per sistemi operativi come Unix (e sue distribuzioni) oppure per altre applicazioni da installare per esempio su server (dove solitamente l’interfaccia non ha una grossa utilità). Ovviamente questa interfaccia, seppur poco dispendiosa di risorse, ha diversi contro; in primo luogo è indispensabile conoscere a priori i comandi da inviare al sistema e sicuramente è molto difficile, per un utente medio, accedere a questa risorsa!

Un esempio di interfaccia testuale (in questo caso si tratta del prompt dei comandi di Windows). E’ possibile riconoscere alcuni classici comandi come “dir” che elenca il contenuto della cartella in cui ci si trova.

Questo articolo narra, in breve, la storia di un’invenzione che ha cambiato completamente la comunicazione uomo-macchina: il mouse! In sostanza, questo “aggeggio” nasce con l’intento di acquisire il suo spostamento sulla scrivania, per trasferirlo ad un puntatore sullo schermo. Questa idea (già progettata nel 1963) venne brevettata dalla Xerox che nel ’73 realizzò il primo mouse “a pallina”.

Insieme all’introduzione del mouse, venne realizzattata la prima GUI (Graphic User Interface). Infatti, grazie anche allo sviluppo del primo microprocessore (by Federico Faggin, Italiano), si poteva iniziare a pensare a dei computer di dimensioni più ridotte e soprattutto abbastanza potenti da poter reggere qualcosa di più complesso rispetto alle vecchie linee di testo bianche su sfondo nero. La GUI era infatti un sistema che permetteva all’utente di vedere in modo grafico le azioni che stava compiendo e i comandi che stava inviando al computer! Per esempio, per aprire un file, bastava semplicemente “fare click” due volte sopra l’icona; anzichè digitare un comando relativamente complesso, simile a: “open C:\\Users\Documents…\\file.txt”.

Con il passare degli anni, queste finestre in scala di grigio, hanno subito grandi cambiamenti e mutazioni sfruttato sempre di più le risorse dei computer che, al contempo, diventavano sempre più potenti; oggi, le finestre che popolano i nostri monitor sono sempre più curate graficamente, questo per rendere più accattivante il sistema operativo che, seppur sembri molto lontano dalle vecchie linee di codici astrusi, a nostra insaputa “traduce” ancora tutti i nostri input “visuali” nei vecchi comandi testuali che hanno costituito le basi delle interfacce moderne.

In ordine: Mac GUI (1984), Windows 3.0 (1990), Windows 95 (1995), Mac OS 8 (1997), Windows Vista (2007), Mac OS X Leopard (2007)

E il futuro? Per quanto riguarda il futuro prossimo, ossia l’unico su cui si possono fare previsioni quantomeno plausibili, è molto probabile che vedrà l’applicazione delle tecnologie touch-screen su diversi dispositivi. La possibilità di interagire con il nostro computer o terminale grazie al solo contatto è una cosa veramente rivoluzionaria.
A tal proposito, i laboratori della Disney (incredibile, la Disney ha dei laboratori di ricerca!) hanno sviluppato una nuova tecnologia chiamata “Disney Touché” in grado di rendere sensibile al tocco una qualunque superficie. Questa tecnologia, unita agli schermi trasparenti e flessibili che sta sviluppando Samsung apre le porte ad un futuro ricco di nuovi interessanti device!

Annunci

La melodia dell’evoluzione!

Come da titolo, oggi vorrei proporre a tutti quanti una riflessione sul cambiamento che la tecnologia ha portato al “settore” musicale!

Il nostro escursus parte da molto lontano, infatti il primo caso in cui si poteva parlare di riproduzione di musica potrebbe essere collocato nel medioevo; in questo periodo, infatti, le corti erano piene di menestrelli che, previa pagamento, suonavano canzoni su richiesta e rallegravano le feste dei nobili!

Ma siccome dare vitto e alloggio a un menestrello non era poi così economico, il passo successivo, facendo un grosso salto, fù proprio l’invenzione del primo supporto di registrazione audio, arrivato proprio grazie allo studio della fisica e dei comportamenti delle onde; il primo macchinario in  grado di leggere dei dischi era il grammofono (erede del Fonografo), grazie al quale si poteva riprodurre le 5 canzoni incise su un lato del disco ogniqualvolta se ne avesse avuto voglia.
La tecnologia in questo caso, diede la possibilità di stampare “in serie” i dischi (grazie al vinile, una resina particolarmente adatta per la lettura attraverso lo sfregamento della testina e sicuramente molto più semplice da modellare rispetto alla ghisa dei cilindri del fonografo) piuttosto che registrarne uno per uno; rendendo così sempre più diffusi, dapprima i JukeBox, e in seguito i giradischi. Erano nati i famosi 33giri e per la prima volta la musica era a disposizione di tutti in maniera relativamente economica!

Anni dopo si diffusero le audiocassette, un sistema completamente diverso di registrazione basato su un nastro magnetizzato che veniva fatto scorrere su una testina di lettura capace di sfruttare le interferenze elettromagnetiche generate dal nastro in modo da produrre delle onde sonore che corrispondevano alla registrazione presente sulla cassetta.

Dopo qualcho anno, grazie all’avvento del digitale si arrivò al  primo compact-disc (anche noto come CD): in linea di principio era come i vecchi dischi in vinile, ma decisamente più compatto! Questo disco permetteva (e permette) di memorizzare al suo interno ben 13-15 tracce nel formato non compresso: circa lo stesso numero di canzoni registrabili su disco in vinile inciso sui due lati, ma occupando uno spazio circa tre volte inferiore!

L’avvento della musica in formato digitale ha portato al fenomeno della copia dei CD nonostante le protezioni che i produttori si sono inventati con il tempo.
Oggi, con la possibilità di scaricare musica legalmente da internet, pagando cifre decisamente più ragionevoli rispetto al CD (circa 9€ per un album contro i 25€ per un CD con le stesse canzoni), si spera che la pirateria in ambito musicale possa tornare ad essere un fenomeno marginale.

Resta da interrogarsi se il fenomeno della pirateria avrebbe potuto non espandersi se i produttori delle case discografiche avessero fissato sin da subito prezzi meno alti e più onesti! (cosa che pare stiano iniziando a fare solamente adesso grazie alle vendite on-line)

E tu cosa ne pensi? Commenta questo post e dì la tua!!!