Google lancia “Buono a Sapersi” per un utilizzo consapevole della rete

Phishing, cookie, malware, spam… Nella giungla della rete dei fenomeni come questi dovrebbero essere conosciuti, se non a fondo, perlomeno a titolo nozionistico. Proprio per questo motivo Google ha lanciato, in collaborazione con la Polizia di Stato, il portale Buono a Sapersi con l’intento di fornire ai cybernauti alle prime armi quelli che sono i concetti indispensabili per un utilizzo consapevole e maturo del web.

La campagna «Buono a sapersi» di Google ha l’obiettivo di aiutare le persone a stare sicure su Internet e a gestire le informazioni che condividono online. Realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato, la campagna fornisce suggerimenti e consigli sulla sicurezza online, offre un aiuto nella comprensione dei dati che gli utenti condividono e sugli strumenti che possono usare per gestire i propri dati.

Oltre all’oppurtunità di consultare un efficace glossario con tutti i termini tecnici maggiormente incontrati navigando online, correlato dai video con le spiegazioni dei ricercatori Google, il sito offre un buon numero di consigli utili su come, ad esempio, scegliere password sicureevitare il malware o gestire i cookie.

Largo spazio è stato dato doverosamente alla gestione dei dati personali sul web. Secondo una recente indagine commissionata da Google a Duepuntozero Doxa l’utente medio è preoccupato dalla fine che potrebbero fare i propri dati una volta caricati in rete.

Del resto gli utenti che usufruiscono di un generico servizio in rete considerano la trasparenza fondamentale e, in questo senso, Mountain View si è mossa nel modo corretto, mettendo in luce i vantaggi che sia i siti web che gli internauti traggono dalle informazioni personali, sottolineando d’altra parte l’impegno a non compromettere la privacy ed a controllare la destinazione di questi dati.

Pur essendo evidente l’intento promozionale di Big G questa rimane una lodevole iniziativa che spinge a riflettere sul rapporto tra Internet e popolazione in Italia, che solo di recente si sta inserendo fra i paesi Internet Friendly. Se il nostro futuro sarà sempre più determinato dalla rivoluzione digitale, perché non insegnare già nelle scuole a diventare cittadini digitali?